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TRAINING AUTOGENO: UN NUOVO MODO DI ABITARE IL PROPRIO CORPO

  • Superare i momenti di stanchezza che possono insorgere durante la giornata.
  • Migliorare la concentrazione, la memoria e l’autocontrollo.
  • Migliorare le prestazioni sportive, lavorative, artistiche e scolastiche.
  • Eliminare e controllare il dolore (cefalee, emicranie,dolori addominali, ecc).
  • Curare disturbi d’ansia, del sonno  o psicosomatici (disturbi gastrointestinali, cardiocircolatori, dermatologici, respiratori, dolori muscolotensivi, bruxismo, asma, ecc).

training autogeno logo

 

Sono solo alcuni degli obiettivi da poter raggiungere attraverso l’applicazione della tecnica di rilassamento Training Autogeno.

Il Training Autogeno, metodo sperimentato dal neurologo berlinese J.H.Schultz è una tecnica di rilassamento psicofisiologica e di cambiamento, quindi quanto di più utile per riuscire a produrre modificazioni in chi lo pratica, a livello fisiologico e psichico.

Per mezzo della commutazione allo stato di calma è possibile sciogliere le tensioni, eliminare i disturbi vegetativi e placare l’ansia. Possiamo dire che il Training Autogeno tende a promuovere la tranquillità dello stato emotivo.

Lo stress che giorno dopo giorno accumuliamo provoca degli scompensi in vari organi interni (stomaco, cuore, polmoni, ecc..) e il Training Autogeno, in molte di queste situazioni, può facilitare il ritorno all’autoregolazione dell’attività di questi organi risultandone quindi una modalità di “cura” se non addirittura di prevenzione.

somatizzazione

Mal di testa, gastrite, tensioni muscolari, insonnia, scarsa concentrazione, disturbi della pelle, stati di ansia, sono alcune delle situazioni che attraverso il Training Autogeno possono essere gestite con efficacia.

L’apprendimento sistematico di una serie di esercizi consente di godere di modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività polmonare e dell’equilibrio neurovegetativo.

Terminato l’apprendimento gli esercizi potranno essere praticati in autonomia, ciò significa che chiunque lo impari poi lo possa gestire in maniera autonoma praticamente in qualsiasi situazione e luogo. Possiamo dire infatti che colui o colei che lo apprende ha l’opportunità di avere un “asso nella manica” da utilizzare in estrema autonomia e nelle situazioni in cui ne sente l’esigenza.

Il Training Autogeno è finalizzato a raggiungere, con un metodo volontario, la condizione che si raggiunge spontaneamente con il sonno: questa condizione ha la funzione di rigenerare e rivitalizzare l’organismo.

Il Training Autogeno può essere appreso attraverso sedute Individuali o Incontri di Gruppo.

Il Training di Gruppo prevede un gruppo chiuso di 6-10 partecipanti. Si tratta di un gruppo di apprendimento della tecnica e non di un gruppo di psicoterapia, eterocentrato ossia centrato su un compito ben definito, che è quello della conoscenza della tecnica.

Le Sedute Individuali permettono, invece, un lavoro psicologico focalizzato in base alle problematiche del soggetto, ponendosi come un vero e proprio “sostegno psicologico” in grado di aumentare le capacità individuali introspettive.

Il Centro A.Li.Fe inaugura il 2016 con il II Corso di Training Autogeno, per ricevere info dettagliate non esitate a contattarci!

“Il risultato finale del corso di Training Autogeno  non consiste né nel sapere di più, né nel saper fare di più, ma nel saper essere in modo diverso.”

Dott.ssa Francesca Menozzi

LA SOMATIZZAZIONE: QUANDO STRESS, ANSIE E DISAGIO PSICHICO SONO SCRITTI NEL CORPO

Quando, dopo avere consultato diversi specialisti e avere effettuato analisi e controlli di ogni tipo in cerca di una causa organica, la risposta ai nostri problemi di salute continua ad essere: “lei dal punto di vista medico non ha nulla, sta bene!”, probabilmente è arrivato il momento di domandarsi se non sia la psiche ad avere bisogno di una cura.

Se ci proteggiamo da sofferenza, ansia o emozioni troppo dolorose per poter essere sentite e vissute, può essere il corpo a pagarne le conseguenze. Il malessere psichico, se non riconosciuto, trova infatti una via di scarico immediata nel corpo, incanalandosi in uno o più sintomi ed esprimendosi al nostro posto attraverso gli “organi bersaglio”. È questo il meccanismo di azione dei cosiddetti disturbi psicosomatici.
Mal di testa, dolori alla schiena e contratture muscolari, mal di stomaco, problemi intestinali, stanchezza cronica, agitazione, sono tra le patologie che non sempre hanno una conclamata origine organica.

emicrania(Photo: pjmagazine.net)

Vista nell’ottica psicosomatica, per esempio, l’emicrania può indicare il bisogno di ridurre un controllo razionale eccessivo e sottendere, quindi, il desiderio di “lasciarsi andare” senza dovere tenere sempre tutto sotto controllo (a lamentarsene sono spesso persone molto intelligenti e metodiche). Se, invece, si soffre spesso di gastrite, bruciore di stomaco o altri disturbi digestivi, l’atteggiamento tipico di base potrebbe essere quello di “mandare giù” con estrema frequenza le offese della vita senza mai arrabbiarsi, costringendo così lo stomaco ad una lenta e difficile “digestione” del risentimento mancato per le ingiustizie subite – basti pensare ad un bimbo che lamenta mal di pancia prima di andare a scuola! – (a lamentarsene sono le persone troppo “diplomatiche”). La colite sembrerebbe tormentare chi non riesce a dominare o reprimere aggressività o rabbia, mentre i disturbi dell’apparato circolatorio – quali palpitazioni, aritmie, disturbi vasomotori – sembrerebbero essere legate a separazioni precoci nella vita affettiva di chi ne soffre. Ipertensione, ischemie e infarti possono essere ricondotti allo stress psichico continuo, congiunto ad alcune caratteristiche di personalità come una tendenza alla competitività, forte ambizione e aggressività.

Da un punto di vista psicosomatico, inoltre, la pelle rappresenta il confine tra sé e gli altri. Eruzioni cutanee quali brufoli, eczemi, dermatiti, psoriasi, possono rivelare una sorta di difesa per tenere lontani gli altri, creando una “barriera” epidermica. L’apparato respiratorio rappresenta, poi, lo scambio tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno: asma, affanno, iperventilazione e respiro corto possono indicare un’assenza di piacere per la vita, la mancanza di energia e sostegno nell’affrontare gli eventi, come anche i dolori alla schiena.  Anche i disturbi sessuali – dell’eccitazione, impotenza, eiaculazione precoce, assenza di orgasmo – o legati all’apparato urogenitale – dolori mestruali, vaginiti, cistiti – sono legati a stress e ansie. In poche parole, ogni cellula del nostro corpo ascolta e traduce il nostro pensiero in un disagio fisico. Mente e corpo si influenzano reciprocamente, sono un tutt’uno, ed il malessere fisico può rappresentare la punta di un iceberg che non può essere comunicato se non attraverso il corpo, che diventa un contenitore pronto a ricevere emozioni e disagi, nel tentativo di “curarli”.

corpo_che_parla(Photo: pinkblog.it)

Come si fa fronte alla somatizzazione?
Una volta esclusa la possibilità che vi siano delle cause organiche alla base, per gestire una malattia psicosomatica bisogna prima di tutto accettare di avere una difficoltà che possa essere legata alla mente, ed è necessario imparare a chiedere aiuto.
Mens sana in corpore sano. Tuttavia, la vita frenetica e le urgenze della nostra società, ci stanno facendo dimenticare di occuparci di noi e del nostro mondo interiore. Nei casi più difficili, in cui il sintomo fisico e la paura delle malattie (ipocondria) impediscono al soggetto di vivere serenamente la sua quotidianità e le relazioni, sarebbe utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico che aiuti la persona a conoscere a fondo il proprio mondo emotivo e affettivo, evitando così che sia il corpo a diventare il portavoce di ogni nostra inquietudine.
Allora fermarsi e cercare di entrare in contatto con se stessi e con le proprie emozioni, può rappresentare un primo passo utile per cambiare le cose.

Dott.ssa Liliana La Placa