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L’INDIFENDIBILE LEGGEREZZA DEL PARCHEGGIO IN SOSTA VIETATA

Tempi duri per i parcheggiatori indisciplinati: una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n. 21268/2014), infatti, amplia il novero dei casi in cui l’ausiliario del traffico, se dipendente del Comune, ha il potere di levare multe per violazioni al Codice della strada.
Il caso che ha dato luogo al suddetto precedente giurisprudenziale, è quello di un automobilista di Avezzano che aveva impugnato, dinnanzi al Giudice di Pace, il verbale di accertamento della sosta in zona pedonale redatto dall’ausiliario del traffico.
L’automobilista lamentava l’illegittimità della contravvenzione, in quanto l’indebita sosta del suo veicolo era avvenuta fuori dalle “strisce blu” e, quindi, fuori dalla competenza dell’ausiliario. Il giudice di Pace accoglieva tale opposizione, così come il Tribunale di Avezzano, chiamato a pronunciarsi in virtù dell’appello promosso dal Comune. In particolare, il Tribunale, riconosceva la legittimazione dell’ausiliario del traffico ad accertare le violazioni solo in materie strettamente connesse alle aree oggetto di concessione, data la strumentalità della mansione adempiuta dallo stesso, volta soltanto a garantire la funzionalità dei parcheggi.

strisce_blu(Photo: valledaostaglocal.it)

La Cassazione, tuttavia, ha ribaltato le due precedenti sentenze, sul presupposto che l’articolo 17 della legge 127/97, al comma 132, ha riconosciuto ai Comuni la possibilità di conferire, con provvedimento del sindaco, “funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di concessione” e col comma successivo, ha ampliato le ipotesi in cui possono intervenire gli ausiliari, riconoscendo la competenza dei dipendenti comunali a prevenire e accertare le infrazioni su tutto il territorio del Comune (non solo nelle zone soggette a concessione).
Ne discende che l’ausiliario del traffico che sia dipendente pubblico è legittimato, secondo i giudici di Cassazione, a levare multe anche al di fuori della indebita sosta in zona blu.
Automobilisti, siete avvisati.

Avv. Federica D’Alessandro

IL MARITO MAMMONE FA IL MATRIMONIO NULLO

Attenzione a voi se sposate un mammone: la Corte di Cassazione, con una recentissima sentenza, si è espressa definitivamente su una questione portata inizialmente dinnanzi al Tribunale Ecclesiastico da due coniugi di Mantova. Lo sposo, dopo pochi anni di relazione matrimoniale, aveva deciso di porre fine al vincolo e chiedere l’annullamento del matrimonio concordatario, ritenendosi affetto da un disturbo psichico, che per l’appunto si estrinsecava in un legame fortissimo e disturbante con la madre, che gli impediva di avere una normale vita relazionale e sessuale con la moglie.

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Il Tribunale Ecclesiastico aveva, in effetti, con una sentenza del 2010, riconosciuto la sussistenza di un comportamento “anaffettivo e indifferente” da parte dell’uomo, tale da comportare l’annullamento del matrimonio per “incapacitas assumendi onera coniugalia”. Alla sentenza del Tribunale ecclesiastico si opponeva, però, la donna, sostenendo che tale attitudine del marito fosse allo stesso già ben chiara prima del matrimonio, sicché non poteva considerarsi una situazione sopraggiunta, e dunque idonea a ottenere l’annullamento dal Tribunale ecclesiastico. Secondo la donna, pertanto, l’unico foro competente sarebbe stato, fin dal principio, quello civile, circostanza che le avrebbe garantito il diritto al mantenimento da parte dell’ex coniuge.

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Tuttavia, tanto le Corti territoriali, quanto la Suprema Corte di Cassazione, cui la donna si è rivolta per evitare che la sentenza ecclesiastica venisse delibata in Italia, e acquistasse valore legale nello Stato italiano, le hanno dato torto, riconoscendo la validità e, quindi, l’operatività della sentenza ecclesiastica.

E, oltre il danno, la beffa, perché la sventurata non–coniuge, risultata soccombente in tutti i gradi di giudizio, è stata altresì condannata alle spese legali, e ha così dovuto sborsare diverse migliaia di euro al mammone con cui era convolata a “giuste” nozze solo qualche anno prima.

Avv. Federica D’Alessandro