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#CELIACHIA: COSA E’ E COME SI RICONOSCE?

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, ovvero la componente proteica che si trova nel frumento ed in altri cereali, ad esempio farro, orzo, segale, avena, kamut (grano egiziano), malto, greunkern (grano greco) e seitan (alimento ricavato dal glutine). Nei soggetti definiti “celiaci”, l’ingestione del glutine con la dieta determina un’attivazione anomala del sistema immunitario che dirigerà le sue risposte verso l’intestino del soggetto, danneggiandolo e causando, quindi, malassorbimento che si ripercuote sulla salute della persona. La reazione della mucosa intestinale appiattisce queste anse e causa quindi malassorbimento. Si dice infatti che i villi si “atrofizzano”, ossia la mucosa si appiattisce e non fa più il suo lavoro di assimilazione dei nutrienti (ferro e altri minerali, vitamine, zuccheri, proteine, grassi).

vita it(Photo: vita.it)

Quali sono i sintomi della malattia celiaca?

La maggior parte delle persone affette hanno problemi generici come una diarrea intermittente, dolori addominali o magari possono anche non manifestare alcun problema gastrointestinale. I sintomi della celiachia possono simulare quelli di altre malattie come colon irritabile, ulcere gastriche, morbo di Crohn, infezioni parassitarie, anemia, disordini della pelle o disturbi nervosi. La celiachia si può manifestare anche in modi meno ovvi, includendo cambiamenti del comportamento come irritabilità o depressione, disturbi allo stomaco, dolori alle giunture, crampi muscolari, eczemi cutanei, ferite alla bocca, disordini ai denti o alle ossa e movimenti delle gambe e dei piedi (neuropatia). Alcuni indizi di malassorbimento che possono derivare dalla celiachia possono essere la perdita di peso, debolezza generale e difficoltà di crescita (nei bambini).

Alcune teorie suggeriscono che la celiachia si sia manifestata nell’uomo quando la sua dieta si trasformò: dall’essere a base di carne e frutta secca, ad una a base di grassi ad alto contenuto proteico come il grano. Recentemente l’attenzione degli addetti ai lavori si è rivolta, invece, sull’uso intensivo delle coltivazioni per soddisfare la richiesta crescente di tali prodotti imposti dal trend demografico di crescita esponenziale della popolazione mondiale e dalle richieste sempre più pressanti delle aziende. L’agricoltura ha infatti sviluppato la coltivazione di cereali, anche di quelli definiti tossici ed allergizzanti, che da un punto di vista dell’evoluzione non sono da ritenere adatti alla specie umana.  Le granaglie primitive (miglio, panico segale ed altri i cereali minori oggi abbandonati, ma anche l’orzo ed il farro primitivi) avevano un limitato contenuto in glutine. La selezione di frumento ricco di glutine e soprattutto del grano duro, è relativamente recente. Quando il pane era utilizzato senza lievito (pane azzimo) la cottura era spinta ed eseguita su forme sottili: in questo modo anche la parte interna é soggetta a cottura. I trattamenti e le preparazioni, in modo particolare quando erano associati ed applicati a cereali con limitate quantità di glutine, attenuavano se non annullavano le attività allergeniche del glutine. Oggi questi trattamenti sono stati sostituiti da cereali ricchi di glutine ed in particolare dal grano duro e si è diffusa l’abitudine del “mangiare crudo”, nel senso di poco cotto (pane scarsamente lievitato e senza lievito acido, pasta al dente). La nostra specie aveva sviluppato un naturale, lungo periodo d’allattamento (fino ai quattro anni d’età) e nei bambini i cereali entravano nell’alimentazione umana solo quando l’intestino era completamente sviluppato e maturo.

huffingtonpost it(Photo: huffingtonpost.it)

Tuttavia, le cause esatte della celiachia sono sconosciute. Quello che si sa per certo è che si tratta di un difetto ereditario. Se un individuo ce l’ha, normalmente si manifesta anche nel 10% dei parenti prossimi. Può verificarsi a qualsiasi età, anche se solitamente i sintomi non appaiono finché il glutine è introdotto nella dieta. Se è noto che qualcuno nella famiglia ha la celiachia, conviene effettuare un controllo, soprattutto per evitare le complicazioni derivanti dalla mancata cura della malattia. Visto che chi è affetto da questo disturbo ha un livello di anticorpi maggiori del normale, un’analisi del sangue può aiutare la diagnosi e, per confermarla, si può rimuovere una piccola porzione di tessuto (biopsia) intestinale per cercare un eventuale danneggiamento dei villi. Generalmente, il tessuto è ottenuto da una endoscopia, ovvero l’inserimento di un sottile e lungo tubo attraverso bocca, esofago e stomaco, fino all’intestino, dove asporta un campione di tessuto. Anche osservando le regole di una severa dieta libera da glutine si può confermare una diagnosi, ma è importante iniziare tale dieta solo dopo una valutazione medica.

Dott. Silvio Buffa

QUALI CIBI SCEGLI DOPO LE FESTE?

Ogni fine anno gli “eccessi” a tavola raggiungono un picco fisiologico: cene, feste ed aperitivi aumentano, causa anche le vacanze natalizie, e la quantità di cibo che ingeriamo cresce; di conseguenza anche un certo senso di pesantezza, appannamento e saturazione ci accompagna per un periodo più o meno lungo, lasciando strascichi indesiderati.

Fatto salvo che “digiunare” durante le feste, o limitarsi fortemente non è auspicabile, a meno di specifiche problematiche di salute, ciò che serve è ripartire quanto prima verso il traguardo di un corpo sano, di livelli di energia stabili e di benessere generale!

Madre Natura, fortunatamente, ci mette a disposizione alcuni alimenti le cui proprietà risultano di grande aiuto nel depurarsi dopo un periodo di abbuffate.

Vediamone alcuni dunque:

Limone: è uno dei cibi alcalini per eccellenza, nonostante il suo sapore aspro. Stimola la produzione di enzimi e facilita l’eliminazione delle tossine. Al mattino bere succo di limone in acqua, magari accompagnato da semi di lino è la ricetta perfetta per alcalinizzare e depurare l’organismo. E’ una pratica che può essere seguita giornalmente, a meno di problemi specifici, quali ad esempio forti gastriti.

Broccoli: I germogli sono ricchissimi di sulforafano, un principio attivo che stimola gli enzimi antiossidanti e detossinanti. L’ideale sarebbe aggiungerli crudi all’insalata; così da conservare intatte tutte le proprietà nutritive. Può andare bene anche la cottura a vapore, ma solo per pochi minuti.

Carciofi: La pianta del carciofo aiuta a depurare fegato e cistifellea perché stimola la secrezione di bile da parte delle cellule epatiche e agevola il flusso della bile dalla cistifellea all’intestino. Inoltre, ha un effetto diuretico che facilità il drenaggio e l’eliminazione delle tossine con l’urina. La tisana di carciofo è un utile e vecchio rimedio, atto proprio ad ottenere quanto detto sopra. Anche carciofi bolliti o al forno sono un toccasana!

frutti da favola it
FruttiDaFavola.it

Tè verde: E’ una bevanda molto energetica e benefica. Il tè verde è ricco di antiossidanti, come le catechine, che stimolano la funzionalità del fegato e aiutano a combattere l’acidosi causata dalle tossine. Bere in un giorno acqua con limone, ed almeno una tazza di tè verde consente una forte riduzione dell’acidosi metabolica, conseguenza di eccessi a tavola. Nel caso di problematiche di ipertensione bisogna invece approcciare a questo magnifico preparato con attenzione e sotto consiglio medico!

Mela: apporta molteplici benefici, come ci ricorda il proverbio “una mela al giorno, toglie il medico di torno“. Ad esempio, facilitano la depurazione dai metalli pesanti è ricca di nutrienti fondamentali. La pectina contenuta nella mela aiuta a disintossicare l’intestino e a sviluppare una sana flora batterica intestinale. Attenzione nel caso in cui soffriate di intestino pigro!

Aglio:  L’aglio è da sempre conosciuto per il suo potere anti-virale e gli effetti anti-settici e antibiotici, derivati dal contenuto di solfurici e curcumina. Aiuta a ridurre le tossine che il nostro organismo produce come scarti metabolici, e a depurare il sangue. Non avrà un grande odore, ma può insaporire mille piatti, e per chi non avesse problemi con il gusto, anche mangiato crudo è un’ arma in più per depurare il nostro corpo!

Coriandolo: è una spezia saporita, alla base della cucina indiana. Normalmente viene venduto in semi o in polvere, si può aggiungere a piatti sia cotti che crudi e si trova anche sotto forma di integratore in compresse, allo stesso modo di alcuni dei cibi sopra elencati. Il coriandolo ha proprietà chelanti, è in grado cioè di legare i metalli pesanti – come mercurio, arsenico, alluminio, piombo – permettendo al corpo di eliminarli. Inoltre, agevola il metabolismo dei carboidrati.

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Ambientebio.it

Tutti gli alimenti sopra elencati sono di facile reperibilità ed utilizzo, e nelle due settimane seguenti ad un periodo di abbuffate, dovrebbero essere usati con regolarità. Cosi come far parte della dieta giornaliera, per chi volesse rivedere certi abitudini ed impararne di nuove e più sane.

I principi nutrizionali benefici contenuti negli alimenti sono spesso alla base di integratori da banco, ed in alcuni casi il loro utilizzo è davvero prezioso.

Senza necessità specifiche, quali un’ intolleranza o difficoltà digestive verso uno o più di questi cibi, conviene sempre consumare il prodotto fresco, sia da un punto di vista economico (gli integratori costano ben più del cibo da mettere in tavola, generalmente), che biochimico. L’assorbimento dei nutrienti da cibo fresco è mediamente migliore, più completo e valido.

Alessandro Romano

I GRASSI FANNO BENE..MA NON TUTTI!

Ci eravamo lasciati discutendo dell’importanza dei grassi nella dieta e del fatto queste sostanze fossero vitali per la salute dell’organismo. Chiaramente non tutti i lipidi sono adeguati ad apportare benefici, e ve ne sono diversi che risultano invece nocivi per il corpo.
Faremo, quindi, una breve panoramica dei grassi, cosiddetti “buoni”. Sostanze che mai dovrebbero mancare da una dieta equilibrata, nemmeno quando si è in sovrappeso!

La differenza principale a livello chimico si ha tra grassi saturi e polinsaturi:

  • I grassi saturi sono di derivazione prevalentemente animale (carni rosse, burro, latticini) e pur avendo le stesse calorie di ogni altro tipo di grasso ( 9 cal/g, più del doppio di proteine e zuccheri), una volta immessi nel sangue contribuiscono ad innalzare i livelli di colesterolo, quello nocivo chiamato LDL.
  • i grassi insaturi (principalmente derivanti dagli alimenti di tipo vegetale), al contrario, sono molto utili nella conservazione e cottura degli alimenti (monoinsaturi, contenuti soprattutto nell’olio extravergine d’oliva), e comprendono anche una categoria di molecole delle quali alcune essenziali (polinsaturi, contenuti soprattutto negli oli da condimento, nella frutta secca e nel pesce azzurro).
    Stiamo parlando dei rinomati Omega3 ed Omega6.
grassi-buoni(Photo: esseresostenibili.it)

La famiglia dei grassi insaturi, ed in particolare dei polinsaturi è riconosciuta come una categoria di molecole che apporta molteplici benefici all’organismo.
Chiaramente, essendo il grasso un nutriente fortemente calorico, è da inserire nella dieta quotidiana con moderazione, ed anche i grassi “buoni” non fanno eccezione. Se vogliamo evitare la predisposizione all’obesità, l’accumulo di antiestetici pannelli adiposi sul corpo, i grassi non dovrebbero mai superare il 20% delle calorie che quotidianamente ingeriamo. A parte alcuni casi di aumentato fabbisogno o diete particolari, come la dieta Metabolica, che incentra una grossa quota delle calorie sui grassi da mangiare a tavola, piuttosto che sui carboidrati.
La fetta preponderante di questo 20% dovrebbe essere costituita dai grassi polinsaturi.
Un nutrizionista preparato non dovrebbe mai stilare piani alimentari senza grassi, o con quantità prossime allo zero di lipidi! Anche nei casi di grave obesità, eliminare del tutto i grassi può comportare problematiche di salute da non sottovalutare.
Se non bastasse, eliminare i grassi non equivale quasi mai a dimagrimenti concreti e duraturi.

grassi-buoni-grassi-cattivi(Photo: intelligonews.it)

Ci sono ormai innumerevoli studi svolti da prestigiose università a livello internazionale e centri di ricerca di eccellenza che legano solo parzialmente l’aumento di obesità nel mondo occidentale con la quantità di grassi nella dieta.
Per essere più precisi, l’obesità è legata alla tipologia di grassi ingeriti e sempre più spesso al modo ed alla quantità in cui mangiamo carboidrati.

Pertanto olio di oliva, frutta secca, altri oli vegetali, alcuni tipi di frutta e tanto buon pesce azzurro, non dovrebbero mai mancare da una tavola sana, mai! A meno di specifiche problematiche relate ai suddetti alimenti, allergie, intolleranze gravi o altro.

Una curiosità: diversi degli oli vegetali che contengono i grassi insaturi, “buoni”, per una questione di forma chimica della molecola, sono controindicati per la fritture, deliziose per il palato, ma spesso nemiche della salute e della linea, se non gustate saltuariamente.

I benefici di alcuni tipi di grasso, come i sopracitati Omega3 e Omega6, sono riscontrabili per molti di noi, anche non specialisti della nutrizione, semplicemente considerando il fatto che spesso i problemi di colesterolo ematico mediamente alto, o squilibrato in favore del nocivo colesterolo LDL, vengano affrontati in un primo momento con l’assunzione di compresse di olio di fegato di merluzzo, o con l’olio di pesce stesso. Pratica, quest’ ultima, usata maggiormente alcuni decenni fa, e che oggi è stata in parte soppiantata dall’utilizzo appunto di “perle” di olio di pesce purificato, equiparabili a pillole comuni. Sistema questo che certamente lascia un sapore meno sgradevole in bocca.

Non tutti i grassi saturi sono allora nocivi, così come non tutti i grassi di derivazione vegetale o dal pesce sono liberamente ingeribili senza porre attenzione alla quantità!
Ad esempio, uno dei grassi di più recente oggetto di studio, chiamato CLA (acido linoleico coniugato), presente nel latte e nella carne ottenuti dai ruminanti, pare abbia proprietà anti tumorali blande ed anti ossidanti molto spiccate.

Ancora una volta, come spesso abbiamo visto, conta la qualità di quello che mettiamo in tavola, e la quantità di ciò che mangiamo, unite alla diffusione di informazioni per poter scegliere consapevolmente e/o con l’ausilio di un professionista della nutrizione umana.

Dott. Alessandro Romano