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SANA ALIMENTAZIONE E BAMBINI: MAMMA, TU COME AGISCI?

La sana alimentazione riveste un’importanza fondamentale per la salute, durante tutte le età della vita. Una corretta nutrizione, associata ad uno stile di vita attivo e sobrio, costituisce la base della prevenzione di moltissime patologie. La grande disponibilità di cibo e la sempre più diffusa sedentarietà, hanno portato a vivere in una situazione di apparente benessere psico-fisico che spesso non corrisponde con lo stato di salute. L’esplosione epidemica di “patologie del benessere“, quali sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2, malattie metaboliche, e la crescente diffusione dei disturbi del comportamento alimentare, quali anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbi da alimentazione incontrollata, sottolineano l’importanza di una corretta alimentazione nel prevenire e trattare numerose condizione morbose.

L’Italia alimentare è sempre più alla deriva. Il crescente aumento dell’obesità, specie infantile sta provocando un vero e proprio allarme sanitario e sociale. I bambini e i giovani con problemi di peso, a rischio di patologie future, sono troppo spesso figli non dell’ignoranza, quanto piuttosto della superficialità, della disorganizzazione, della distrazione. Dato che il comportamento alimentare si delinea nell’infanzia, è necessario agire ed educare sin dai primi anni ad una corretta alimentazione.  In tal senso, un ruolo strategico assumono la famiglia e le strutture (asili nido e scuole) dove il bambino trascorre gran parte della giornata. In età scolare si impostano e consolidano le abitudini alimentari del bambino. La famiglia e la scuola possono contribuire allo sviluppo di uno stile salutare che stimoli nel bambino una coscienza alimentare autonoma orientata verso scelte nutrizionali corrette.

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Intanto 4 mamme e papà (parenti inclusi) su 10 con bambini in sovrappeso non ritengono che il proprio figlio o nipote abbia un problema di questo tipo e sottovalutano la quantità di cibo che consumano i loro pargoli. Queste percentuali peggiorano dell’1% l’anno, ma tutto questo sembra preoccupare molto poco. Scegliere, come spesso avviene, cosa mettere nel piatto lasciandosi guidare solo dagli spot  televisivi significa adottare una dieta molto squilibrata rispetto alle linee guida messe a punto dagli esperti di nutrizione e sintetizzate nella “Piramide alimentare” e dalle indicazioni della dieta mediterranea. Certo, mettere in pratica i buoni propositi non è semplice, ma i bambini sono carta assorbente: le figure parentali a loro più vicine rappresentano i modelli prioritari ed indiscussi di riferimento; gli adulti quindi, hanno l’obbligo di non abdicare al loro ruolo di educatori. Alla famiglia, primo naturale contesto socializzante in cui si trova inserito il bambino, spetta il difficile ma stimolante compito di seguirlo passo passo nella sua crescita, formarlo in tutti gli aspetti della persona per renderlo, da adulto, artefice consapevole della sua vita, soggetto attivo e capace di scegliere, in ogni campo dell’ esistenza, il meglio per sé e per gli altri. Il difficile compito di educare i genitori, oltre che i bambini e gli adolescenti, ad una sana alimentazione ed un corretto stile di vita è oggi svolto anche dalla scuola.

piramide(Photo: nutrizioneedieta.com)

L’età evolutiva, per le peculiari esigenze nutrizionali imposte dalla crescita, rappresenta un periodo particolare, con caratteristiche diverse dall’età adulta. In questo periodo, infatti, l’alimentazione deve apportare il materiale energetico e costruttivo necessario per il sostegno dell’organismo e il suo accrescimento. Il bambino educato ad alimentarsi in modo variato ed equilibrato potrà mantenere da adulto questa buona abitudine, a tutto vantaggio del suo stato di salute. Ciò premesso, va considerato che la necessità in calorie varia per sesso e per fasce di età.

 Nel periodo della vita compreso tra l’inizio della pubertà e l’inizio della età adulta (dagli 11 ai 18 anni circa) le abitudini alimentari sono fortemente condizionate da quelle “comportamentali”. A questa età, grazie ad una maggiore autonomia e libertà di movimento, possono presentarsi varie occasioni per compiere scelte alimentari autonome al di fuori dell’ambito domestico. Dato che spesso le mete preferite dagli adolescenti sono i bar o i locali tipo “fastfood”, tali scelte si orientano per lo più verso prodotti che, pur essendo pratici e gustosi, dal punto di vista nutrizionale possono risultare ricchi di calorie, di grassi e di sale. Altro problema sono gli eccessi di zucchero e coloranti da assunzione di alimenti industriali, causa di disturbi da iperattività, dell’attenzione, dell’apprendimento e dell’aggressività, specie nell’età pediatrica e adolescenziale, senza trascurare la correlazione esistente tra livelli glicemici nel sangue, insulina e diabete di tipo 2. Se consumi del genere divengono eccessivamente frequenti, è notevole il rischio di una alimentazione complessivamente squilibrata.

junk food kids(Photo: topsalutemagazine.it)

Un importante studio condotto dall’Istituto DOXA per conto di FEDERALIMENTARE allo scopo di conoscere le abitudini dei bambini (6-11 anni) e dei giovani (12-17 anni) relative all’alimentazione, all’attività motoria e al benessere fisico, ha evidenziato che la maggior parte dei giovani conosce i comportamenti connessi ad uno stile di vita corretto, ma la complessità e i ritmi della quotidianità pongono degli ostacoli all’adozione di buone pratiche, soprattutto per quanto riguarda il movimento.

Dall’indagine emerge una figura di adolescente pigro ed insoddisfatto, poco propenso a svolgere attività motoria, scontento della propria forma fisica: un bambino su due ed un giovane su tre si muove a piedi meno di 30 minuti al giorno, il 39% desidera un corpo più snello, il 19% un aspetto più robusto. Di certo i cambiamenti economici, tecnologici, sociali e culturali intercorsi negli ultimi 50 anni, hanno determinato una vera e propria rivoluzione nei modi di vita giornalieri dell’uomo: dagli spostamenti per lo più a piedi, all’utilizzo massiccio dei trasporti pubblici o privati, dal cibo, preparato con cura e consumato tutti riuniti intorno ad un tavolo raccontandosi gli accadimenti della giornata, ai pasti fuori casa durante le brevi pause di lavoro o nei luoghi di socializzazione divenuti sempre più frequentemente spazio abituale per l’incontro con gli amici.

Più ci muoviamo, invece, più energia consumiamo. Se il cibo che mangiamo non contiene abbastanza calorie, il nostro corpo attinge alle sue scorte e iniziamo a dimagrire. Anche dimagrendo troppo, però, possiamo andare incontro a problemi di salute. Oggi abbiamo a disposizione molti alimenti ricchi di calorie, e ci muoviamo troppo poco: per questo tendiamo ad ingrassare. A volte, poi, per dimagrire, decidiamo di seguire delle diete inventate da noi, o “alla moda”, spesso non bilanciate, che ci privano di nutrienti preziosi e ci fanno dimagrire in modo sbagliato. Così, appena finita la dieta, recuperiamo i chili persi e magari ne accumuliamo anche di più.

ossessione_della_dieta(Photo: bizer.it)

Pertanto, il miglior modo per contrastare il grave problema legato alle patologie da sovrappeso è intervenire fin dalla tenera età dei nostri figli. Non vogliamo bambini in sovrappeso e sedentari, ma vivaci e sempre in movimento. L’obesità nel bambino è un segnale grave. E’ necessario agire fin da subito per contrastarla.

Dott. Silvio Buffa

#SPEGNIPREGIUDIZI: TUTTE LE SPEZIE DEL MONDO…PER LA TUA SALUTE!

Le spezie sono delle sostanze aromatiche, generalmente di provenienza esotica, presenti in maniera più o meno abbondante nelle cucine degli italiani. Sono delle sostanze preziose, non soltanto per insaporire i nostri piatti,  ma nella vita di tutti giorni, per la protezione della salute e per la prevenzione delle malattie. Alcune spezie, più di altre, sono ricche di proprietà benefiche in grado di rafforzare il nostro sistema immunitario e di regolare i livelli del colesterolo e degli zuccheri nel sangue.

Tali proprietà, sebbene sconosciute ai più, erano ben conosciute sin dall’antichità ed hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della società moderna. Basti pensare agli Egizi che già intorno al 2600 a.C. consumavano cibi “speziati” per mantenere le maestranze in forze e favorire la costruzione dei monumenti colossali che tutti noi conosciamo.  Nel papiro Ebers (redatto intorno al XVI secolo a.C.) sono descritti numerosi rimedi a base di erbe aromatiche e spezie e fra i ritrovamenti archeologici vi sono tracce di anice, fieno greco, cardamomo, cassia, cumino, aneto e zafferano. Già in quest’epoca la gran parte delle spezie proveniva dall’India.

cucinare bio it(Photo: cucinarebio.it)

Nell’alto Medioevo l’incontro con la cultura alimentare araba contribuì al delinearsi di un gusto nuovo, seppure saldamente ancorato ai caratteri di fondo della cucina romana. Con gli arabi giunsero in Europa due prodotti chiave per la trasformazione del gusto: gli agrumi e lo zucchero di canna, che, progressivamente, sostituirono l’aceto ed il miele rendendo più morbido il contrasto agro-dolce.

Gli Arabi rappresentarono inoltre per alcuni secoli il principale collegamento tra l’Europa e l’Oriente, e quindi con il mercato delle spezie.

Nel mondo antico erano tra i prodotti di maggior valore, in grado di giustificare, da soli, l’apertura di nuove rotte commerciali, talmente preziosi da avvicinare ed unire i popoli. Le spezie furono il motivo principale per cui il navigatore portoghese Vasco da Gama aprì la rotta per l’India.

profumi di damasco com(Photo: profumididamasco.com)

Col passare del tempo, fino ad arrivare ai giorni nostri, il gusto d’oriente è stato soppiantato dal sospetto di “qualcosa di diverso”. Ad impoverirsi non è stata solamente la nostra alimentazione, ma soprattutto la nostra cultura. Perché non cominciare proprio dalla tavola un difficile (ma assolutamente possibile) processo di integrazione socio-culturale? Avremmo solo da guadagnare, sotto tutti i punti di vista.

 Dott.Silvio Buffa

#CELIACHIA: COSA E’ E COME SI RICONOSCE?

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, ovvero la componente proteica che si trova nel frumento ed in altri cereali, ad esempio farro, orzo, segale, avena, kamut (grano egiziano), malto, greunkern (grano greco) e seitan (alimento ricavato dal glutine). Nei soggetti definiti “celiaci”, l’ingestione del glutine con la dieta determina un’attivazione anomala del sistema immunitario che dirigerà le sue risposte verso l’intestino del soggetto, danneggiandolo e causando, quindi, malassorbimento che si ripercuote sulla salute della persona. La reazione della mucosa intestinale appiattisce queste anse e causa quindi malassorbimento. Si dice infatti che i villi si “atrofizzano”, ossia la mucosa si appiattisce e non fa più il suo lavoro di assimilazione dei nutrienti (ferro e altri minerali, vitamine, zuccheri, proteine, grassi).

vita it(Photo: vita.it)

Quali sono i sintomi della malattia celiaca?

La maggior parte delle persone affette hanno problemi generici come una diarrea intermittente, dolori addominali o magari possono anche non manifestare alcun problema gastrointestinale. I sintomi della celiachia possono simulare quelli di altre malattie come colon irritabile, ulcere gastriche, morbo di Crohn, infezioni parassitarie, anemia, disordini della pelle o disturbi nervosi. La celiachia si può manifestare anche in modi meno ovvi, includendo cambiamenti del comportamento come irritabilità o depressione, disturbi allo stomaco, dolori alle giunture, crampi muscolari, eczemi cutanei, ferite alla bocca, disordini ai denti o alle ossa e movimenti delle gambe e dei piedi (neuropatia). Alcuni indizi di malassorbimento che possono derivare dalla celiachia possono essere la perdita di peso, debolezza generale e difficoltà di crescita (nei bambini).

Alcune teorie suggeriscono che la celiachia si sia manifestata nell’uomo quando la sua dieta si trasformò: dall’essere a base di carne e frutta secca, ad una a base di grassi ad alto contenuto proteico come il grano. Recentemente l’attenzione degli addetti ai lavori si è rivolta, invece, sull’uso intensivo delle coltivazioni per soddisfare la richiesta crescente di tali prodotti imposti dal trend demografico di crescita esponenziale della popolazione mondiale e dalle richieste sempre più pressanti delle aziende. L’agricoltura ha infatti sviluppato la coltivazione di cereali, anche di quelli definiti tossici ed allergizzanti, che da un punto di vista dell’evoluzione non sono da ritenere adatti alla specie umana.  Le granaglie primitive (miglio, panico segale ed altri i cereali minori oggi abbandonati, ma anche l’orzo ed il farro primitivi) avevano un limitato contenuto in glutine. La selezione di frumento ricco di glutine e soprattutto del grano duro, è relativamente recente. Quando il pane era utilizzato senza lievito (pane azzimo) la cottura era spinta ed eseguita su forme sottili: in questo modo anche la parte interna é soggetta a cottura. I trattamenti e le preparazioni, in modo particolare quando erano associati ed applicati a cereali con limitate quantità di glutine, attenuavano se non annullavano le attività allergeniche del glutine. Oggi questi trattamenti sono stati sostituiti da cereali ricchi di glutine ed in particolare dal grano duro e si è diffusa l’abitudine del “mangiare crudo”, nel senso di poco cotto (pane scarsamente lievitato e senza lievito acido, pasta al dente). La nostra specie aveva sviluppato un naturale, lungo periodo d’allattamento (fino ai quattro anni d’età) e nei bambini i cereali entravano nell’alimentazione umana solo quando l’intestino era completamente sviluppato e maturo.

huffingtonpost it(Photo: huffingtonpost.it)

Tuttavia, le cause esatte della celiachia sono sconosciute. Quello che si sa per certo è che si tratta di un difetto ereditario. Se un individuo ce l’ha, normalmente si manifesta anche nel 10% dei parenti prossimi. Può verificarsi a qualsiasi età, anche se solitamente i sintomi non appaiono finché il glutine è introdotto nella dieta. Se è noto che qualcuno nella famiglia ha la celiachia, conviene effettuare un controllo, soprattutto per evitare le complicazioni derivanti dalla mancata cura della malattia. Visto che chi è affetto da questo disturbo ha un livello di anticorpi maggiori del normale, un’analisi del sangue può aiutare la diagnosi e, per confermarla, si può rimuovere una piccola porzione di tessuto (biopsia) intestinale per cercare un eventuale danneggiamento dei villi. Generalmente, il tessuto è ottenuto da una endoscopia, ovvero l’inserimento di un sottile e lungo tubo attraverso bocca, esofago e stomaco, fino all’intestino, dove asporta un campione di tessuto. Anche osservando le regole di una severa dieta libera da glutine si può confermare una diagnosi, ma è importante iniziare tale dieta solo dopo una valutazione medica.

Dott. Silvio Buffa