NON UN BAMBINO AD UNA FAMIGLIA, MA UNA FAMIGLIA AD UN BAMBINO: l’adozione è un cammino verso l’Incontro

Ci sono degli incontri che cambiano irreversibilmente la vita e quello tra un bambino e dei genitori adottivi è uno di quelli: un viaggio di due strade che ad un punto diventano una sola!

Il tema dell’adozione è un tema caldo, che suscita reazioni emotive intense. Se pensiamo a parole come mamma, famiglia, bambino, ci rendiamo conto che sono espressioni tutt’altro che neutre, sono semplici parole che immediatamente ci collegano ad esperienze per noi intime e profonde, a stati d’animo complessi che hanno una grande importanza nel nostro modo di approcciare la vita.

Proviamo allora a riflettere qualche minuto su un tema tanto importante quanto complesso che è quello dell’adozione, e per farlo è necessario che già leggendo queste poche righe inforchiamo le lenti della flessibilità e della disponibilità emotiva!

Le famiglie adottive costituiscono un fenomeno in crescita nel mondo occidentale e ciò è dimostrato anche da numerosi dati statistici che ci dicono che negli ultimi anni in Italia si è registrato l’ingresso di un crescente numero di bambini stranieri, in stato di adozione, provenienti soprattutto da paesi extracomunitari.

 incontro

(photo:ctnews.it)

Pensiamo all’adozione come ad un cammino, un lungo viaggio in cui genitori e figli devono imparare a conoscersi e a valorizzare le loro diversità. Fondamentale infatti è imparare, con pazienza e passione, a capire che le diversità di cui ognuno è portatore, non vanno né negate né enfatizzate, ma accettate per quello che sono, con serenità e voglia di renderle una ricchezza! Camminare insieme sul sentiero dell’adozione vuol dire aver voglia di conoscersi, di accogliersi, di prendersi cura a vicenda gli uni degli altri, di impegnarsi perché il dialogo sia sempre aperto e spontaneo.

Costruire insieme qualcosa di nuovo rappresenta uno degli aspetti più attraenti del viaggio dell’adozione e per farlo è importante che i futuri genitori adottivi guardino al bambino come un piccolo individuo che ha un suo bagaglio da portare, carico delle sue esigenze psicologiche e di crescita e che, a maggior ragione se non più infante, si porterà nella sua  nuova casa con la nuova famiglia. E allora perché questa nuova realtà possa crearsi e crescere nella felicità occorre che l’intero nucleo familiare sia disposto a venire a patti e ristrutturarsi sulla base delle tante novità che incontra: novità fisiche, psicologiche, etniche e culturali.

L’adozione di un bambino può rispondere a motivazioni complesse, non sempre facili da esplorare: generalmente il periodo che intercorre dal momento in cui una coppia comincia a parlare di adozione al momento in cui effettua la “prima chiamata” alle strutture competenti passa circa un anno, periodo di “gestazione” in cui, come un piccolo seme, l’idea di intraprendere questa diversa strada di genitorialità si annida nella mente di due partner per poi crescere e svilupparsi sempre con maggior energia e chiarezza. E’ importante che in questa fase gli aspiranti genitori si impegnino in un dialogo sincero e profondo per esplorare con autenticità le proprie intenzioni, provando ad immaginare come cambierà la loro vita, così come quella dei propri familiari e degli eventuali figli già presenti, e chiedendosi se sono davvero pronti ad un passo che cambierà per sempre la loro vita.

Il modo in cui ci si accosta all’adozione è importante per non compiere una scelta sbagliata, e nel caso in cui la scelta sia legata all’impossibilità circa una genitorialità naturale è fondamentale “elaborare il lutto”, la perdita, per un figlio desiderato e mai nato prima di poter  essere davvero aperti e disponibili verso un “altro bambino”.

La legge 149 del marzo del 2001 porta il titolo “Diritto del minore alla propria famiglia” e ciò deve essere già una chiara indicazione di quella che è la filosofia sottostante al percorso di adozione: non si tratta di offrire un bambino ad una famiglia, ma al contrario una famiglia ad un bambino, e quindi al centro di tutto il percorso c’è l’adottato, con i suoi bisogni fisici e psicologici. Non si tratta di non considerare le legittime esigenze degli adulti, ma di rendere chiaro che queste risultano comunque subordinate a quelle dei bambini.

 legge adozione

 (photo: tribmin.salerno.giustizia.it)

Quali possono essere delle caratteristiche che possono aiutare un genitore adottivo a partire con il piede giusto?

La flessibilità che vuol dire che si è disposti ad adattarsi e a lasciarsi coinvolgere da temperamenti e modi di essere diversi da quelli che si conoscono o con cui si è soliti relazionarsi. Occorre anche sapersi adattare a dei comportamenti che si pensano strani o non appropriati all’età del bambino: regressioni a comportamenti da bimbo piccolo possono accadere frequentemente in bambini adottati, soprattutto nei primi momenti, e sono segnali che il bambino sta cercando di inviare inconsapevolmente per richiedere maggiori attenzioni o cure. Essere flessibile vuol dire saper dare attenzione ai problemi di maggior rilievo per il benessere del bambino, per poi occuparsi di quelli di minor entità.

L’intuizione, e cioè provare a comprendere, al di là delle parole dette o non dette, cosa sta davvero accadendo, quali sono i sentimenti e le intenzioni che si celano dietro i comportamenti dei bambini. Un buon modo per “esercitarsi” in questa abilità è provare a prestare attenzione al bambino piuttosto che agli effetti che i suoi comportamenti hanno sulla propria persona.

L’empatia è senza dubbio un’altra importante abilità da mettere in campo nella relazione con un bambino adottato: comprendere ed entrare in risonanza con i sentimenti del piccolo aiuta a guardare i suoi comportamenti come segnali riflessi della sua vicenda esistenziale. La vita fino a quel momento può avergli insegnato “regole” come il ”non parlare, non fidarti, non provare emozioni” ed inizialmente lui (o lei) può attenersi ad esse con fermezza perché gli sono state utili per sopravvivere nei momenti di difficoltà.  “Sentire” i suoi stati d’animo permette di entrare in relazione con lui e aiutarlo a fronteggiare i disaggi.

 empatia

(photo: taringa.net)

Infine il supporto è un’altra utile caratteristica per il cammino intrapreso. Quando parliamo di supporto occorre fare riferimento a tutta la rete di parenti ed amici che possono dare fiducia e sostegno, ma anche e soprattutto alla forza del proprio legame di coppia, indispensabile per la “tenuta” del progetto adottivo. Una considerazione ad hoc va fatta nel caso di figli già presenti della coppia, di cui bisogna considerare, e favorire, la capacità di accoglienza.

Nel viaggio verso questo tipo di incontri allora il requisito essenziale è l’impegno, ossia la disponibilità psicologica che deve essere a tutto campo: il figlio deve essere accettato e compreso così com’è, il suo passato non va rimosso e occorrerà essere disponibili a tornare sul tema adozione ogni qualvolta lui (o lei) ne sentirà il bisogno con domande o richieste di spiegazioni.

Sono tanti ancora i pensieri su cui potremmo riflettere quando parliamo di adozione, e cercare il proprio spazio psicologico in cui poter “innaffiare quel piccolo seme di genitorialità” è certamente uno strumento che può riservarsi utile e fecondo per le coppie, ciò che è bene ora sottolineare ancora è che il lungo viaggio dell’adozione insegna che non esistono le “famiglie perfette”, che ciò che conta sono i rapporti tra le persone, nel rispetto dei punti di vista, dei sogni, dei tempi e delle realtà di ciascuno.

Dott.ssa Francesca Menozzi