IL MIO PENSIERO FISSO? IL SESSO

Abbiamo già visto come esistono dipendenze patologiche che possono essere definite “senza sostanze”, cioè caratterizzate da comportamenti patologici che coinvolgono oggetti o attività apparentemente innocue, come il cibo, il gioco d’azzardo o una relazione affettiva.

La dipendenza sessuale (o dipendenza dal sesso, sex addiction) riguarda un insieme di atteggiamenti, pensieri e fantasie sessuali vissuti come intrusivi, che si associano alla perdita di controllo su di esse. Quando diventa un’ossessione, come possiamo ben immaginare, il sesso – coinvolgendo aspetti emotivi, affettivi e relazionali – provoca il rischio di gravi conseguenze sul piano dei rapporti di coppia e familiari, arrivando fino a compromettere, nei casi più gravi, le attività economiche e lavorative. Il sesso, infatti, smette di essere vissuto in modo naturale, come scambio intimo e relazionale diventando solo un’ossessione ed un modo distorto di combattere il proprio malessere.

Anche nella dipendenza dal sesso, l’iniziale piacere lascia progressivamente il posto all’angoscia che, nel tentativo di essere tenuta a bada, si traduce nella ricerca compulsiva di nuova attività sessuale. Il disagio psicologico di una persona che ne è dipendente è forte ed intenso, si instaura un circolo vizioso fatto di pensieri, azioni e sentimenti che sfuggono dal controllo ed, inevitabilmente, l’euforia della persona  dura tanto quanto l’atto sessuale in sè. Cessato l’orgasmo, infatti, si sperimentano emozioni negative di autosvalutazione, senso di colpa o, persino, un senso di vuoto emotivo e di indifferenza, rispetto ai quali il bisogno di alleviarli è assolutamente fondamentale. I comportamenti che il dipendente sessuale può mettere in atto vanno dalla masturbazione, rapporti sessuali con sconosciuti o prostitute, esibizionismo, voyeurismo (spiare qualcuno che si sveste o pratica atti sessuali), pratiche di tipo sadomasochistico, frotteurismo (strusciarsi o toccarsi davanti ad un una persona non consenziente), acquisto di materiale pornografico, all’utilizzo di servizi erotici al telefono, via internet e altro ancora.

dipendenza_dal_sesso(Photo: amando.it)

La dipendenza sessuale non va confusa con l’intensa sessualità o con l’alta frequenza di rapporti sessuali di cui si può godere positivamente, poiché gli eccessi sessuali a cui approdano le persone che soffrono di dipendenza divengono ingestibili e incontrollabili. Si perde la capacità di dire NO e di scegliere, smarrendo il piacere di gustare il sesso in modo sano e naturale.

Quali sono le conseguenze?
Il sesso diviene un’esigenza primaria talmente impellente da rendere tutto il resto sacrificabile, famiglia, amici, lavoro e partner inclusi. La persona che soffre di dipendenza dal sesso va progressivamente vivendo un’allontanamento, una sorta di alienazione da quella che era la sua vita quotidiana, divenendo incapace – per esempio – di vivere una relazione serena con il proprio partner. L’onnipresenza del senso di colpa ed il vissuto di tradimento divengono lo sfondo delle relazioni, sia nella dimensione affettiva-psicologica che, inevitabilmente, in quella fisica dell’intimità. Il profondo senso di vergogna, non solo nei confronti del partner, ma dell’intero mondo esterno, porta la persona ad isolarsi inevitabilmente a poco a poco, sentendo crollare la propria autostima, la fiducia in se stessi e l’immagine che ha di sè.

L’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia ha effettuato nel 2009 una ricerca sulla rilevanza del fenomeno nel nostro paese, stimando in circa il 6% della popolazione tale disturbo e rilevando in questa percentuale anche un’alta frequenza di reati a sfondo sessuale, attirando quindi l’attenzione su tale fenomeno, viste anche le ripercussioni che esso ha sul vivere sociale.
Come conseguenza diretta, inoltre, il soggetto che soffre di dipendenza sessuale può sviluppare disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce o ritardata, anorgasmia ecc.), malattie sessualmente trasmesse o disturbi psicosomatici quali ulcera, pressione alta, calo delle difese immunitarie o disturbi del sonno.

sessodipendenza(Photo: comequando.it)

Il cybersesso
Internet ha esponenzialmente aumentato la possibilità di accedere, condividere (o semplicemente essere casualmente esposti a) immagini pornografiche, rinforzando in alcune persone una forma di dipendenza che può assumere le stesse espressioni di disagio e distorsione del dato di realtà (psicocorporeo, relazionale e sessuale) della dipendenza per come l’abbiamo sinora descritta.

Il navigatore del cybersesso guarda e scarica immagini, filmati pornografici, magari accompagnando il tutto con la masturbazione, e cerca anche incontri fuori dal virtuale. Molte persone possono manifestare on-line dei comportamenti sessuali (sadomasochismo, pedofilia, ecc.) che non si rivelano mai nella vita reale.
Si ritiene che gli appassionati di cybersesso in rete siano tra il 6 % e l’8% dei navigatori, la maggior parte uomini, più della metà sposati e per circa 11 ore a settimana, con collegamenti in rete soprattutto notturni. Se il soggetto ha una relazione stabile o è sposato, questi comportamenti provocano nel partner un senso di frustrazione e di solitudine tale da farlo, ovviamente, sentire trascurato: spesso sono proprio i partner a chiedere un aiuto esterno, rendendosi conto che “qualcosa non va”.

cybersesso(Photo: wellvit.it)

Com’è bello far l’amore…
Al contrario delle dipendenze patologiche da sostanze, in cui l’obiettivo della cura rimane sempre l’astinenza, nella dipendenza del sesso è necessario ripristinare una sana sessualità, attraverso la consapevolezza delle ragioni che hanno causato la dipendenza stessa. Per questo motivo, diviene fondamentale educare e formare alla sessualità i ragazzi sin dalle scuole, nella fase di vita in cui (prima della reale sperimentazione) la conoscenza di ciò che è il sesso rimane un po’ ancorata al reale ed un po’ alla fantasia.

Spesso le persone che soffrono di sex addiction sentono la propria vita frantumata, portandosi addosso l’enorme peso dato dalla gestione del “segreto“, di una vita privata inconciliabile con la vita pubblica.
La richiesta d’aiuto, il primo contatto con uno psicologo, è il primo atto “liberatorio” che permetterà di uscire progressivamente dall’ isolamento emozionale. Il lavoro terapeutico, infatti, permetterà di entrare in contatto con i bisogni più profondi,  dando un nuovo significato alle emozioni e ai comportamenti, in modo da ripristinare relazioni interpersonali e affettive autentiche e significative che restituiscono dignità e legittimità alla persona.

Dott.ssa Federica La Pietra