SEPARAZIONE E DIVORZI: QUANDO IL MINORE PUO’ SCEGLIERE CON CHI RIMANERE?

Nell’ambito delle separazioni tra coniugi, l’interesse del Legislatore è volto a salvaguardare la prole, già turbata dagli inevitabili sconvolgimenti dell’assetto familiare, al fine di evitare che possano sopraggiungere ulteriori traumi, soprattutto se si tratta di minori, nel caso non infrequente in cui i coniugi presentino un alto tasso di litigiosità.

Il Giudice ha, pertanto, il compito di  tutelare in maniera adeguata gli interessi, la serenità e l’equilibrio psico-fisico dei minori coinvolti.

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A tal fine è stato predisposto dal Legislatore l’ascolto del minore da parte del presidente del Tribunale o del giudice delegato, a mente dell’art. 336-bis cod. civ., introdotto dalla l. 219/2012, art. 2, comma 1, lett. i.

La suddetta legge, ha altresì introdotto nel corpo del codice civile l’art. 315-bis, che ha definito tale ascolto quale vero e proprio diritto del minore che abbia compiuto i dodici anni, o che sia comunque capace di discernimento, in tutte le procedure che lo riguardano.

D’altra parte, tanto il diritto del minore a essere ascoltato, quanto il dovere del giudice di ascoltarlo, non sono enunciati ineludibili, e ben potrà capitare, in favore della suprema finalità della salvaguardia dell’interesse del minore, che il giudice non faccia prevalere la volontà da questi manifestata e decida in difformità dagli esiti dell’audizione.

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Antecedenti storici alla summenzionata Novella legislativa, si rinvengono nella Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e nella Convenzione di Strasburgo del 1996. Invero, anche la l. 54/2006 aveva introdotto una novità in tal senso, con l’art. 155-sexies, prevedendo l’audizione del minore da parte del giudice e il dovere di quest’ultimo di tenerne conto a fini probatori. Proprio con riguardo a tale articolo, tuttavia, si è assistito a un serrato dibattito interpretativo circa l’obbligatorietà o meno, da parte del giudice, dello strumento processuale di ascolto del minore che abbia compiuto i dodici anni.

A dirimere la vicenda, nel 2009, sono intervenute le Sezioni Unite (sent. 22238), che hanno sancito la nullità del provvedimento in caso di mancato ascolto del minore, in quanto verrebbe omesso l’unico atto in cui lo stesso è chiamato a far sentire la sua voce, a meno che l’audizione non sia considerata di per sé pregiudizievole per il suo interesse a un equilibrato sviluppo psicofisico. Può, tuttavia, accadere che le opinioni del Giudice siano difformi da quelle manifestate dal minore, e che quindi vengano presi provvedimenti difformi dalla sua volontà. In tal caso, l’onere di motivazione del giudice è tanto maggiore, quanto più alto risulta il grado di maturità in capo al bambino.

Avv. Federica D’Alessandro

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