MAMME TRISTI: SE LA DEPRESSIONE ARRIVA INSIEME ALLA CICOGNA

La gravidanza è per ogni donna un momento caratterizzato da trasformazioni e importanti cambiamenti, non soltanto fisici ma soprattutto psicologici.

Spesso l’esperienza della maternità viene esaltata e presentata in maniera unicamente sentimentale e romantica. Il periodo della gravidanza viene descritto come un evento meraviglioso, in un certo senso incontaminabile e isolato nel tempo e nello spazio, che dura nove mesi. Una fase che ha inizio con il concepimento e si conclude con il parto, in cui la coppia resta quasi sospesa e in amorevole attesa della nascita di una nuova vita. Così, una volta che il parto è avvenuto e il bambino è nato, ci si può rilassare e la festa può avere inizio. La stessa attenzione della famiglia e della comunità è normalmente concentrata sulla gravidanza in quanto tale, sulle trasformazioni che la donna sperimenta durante i mesi della gestazione e sul timore di eventuali rischi e imprevisti.

Se madre e neonato stanno bene e sono in buona salute, non c’è più ragione di preoccuparsi. Il più sembra fatto. D’ora in poi, pensano in molti, sarà un percorso felice e gioioso.

igorvitale org(Photo: igorvitale.org)

I mass media in questo senso giocano oggi un ruolo fondamentale: bambini appena nati, sereni e sorridenti, caratterizzano spesso gli spot e spiccano sui cartelloni pubblicitari. Mamme orgogliose e appagate, a pochi giorni dal parto, sfoggiano già una linea e una forma migliore persino di quella che le contraddistingueva prima della gravidanza. Tutto sembra bello, tutto sembra semplice e facile.

Tuttavia le cose, in realtà, non stanno sempre così. Per molte donne (e per molte coppie), infatti, il difficile viene proprio adesso. Proprio nel momento in cui non dovrebbero esserci intoppi, quando tutti si aspettano da loro solamente entusiasmo e felicità.

Per la neo-mamma, però, l’arrivo di un figlio non è sempre o soltanto un evento felice e gioioso, ma può portare con sé una cascata di emozioni intense e contrastanti, che vanno dall’allegria alla gioiosa eccitazione, fino a sentimenti di preoccupazione e ansia, attacchi di rabbia e nervosismo, fino a sfociare in qualcosa che non ci si aspetta: la depressione post-partum e, nei casi più gravi, in una psicosi puerperale.

Quali sono i sintomi e quando bisogna preoccuparsi?

Nella fase immediatamente successiva al parto è molto importante dare ascolto a ciò che si prova, accogliendo ed accettando emozioni contrastanti di gioia, tristezza, paura e felicità.

Sin dalle prime ore di vita del bebè, perplessità, antiche paure e insicurezze, si mescolano ad euforia, entusiasmo e appagamento, nell’animo della stragrande maggioranza dei neogenitori. Fattori fisici e ormonali, psicologici ed emotivi, sociali e culturali, si sovrappongono fra loro generando a volte confusione e disagio in chi si appresta a farsi carico di un nuovo ruolo e nuove responsabilità. Questo sconvolgimento emotivo può scatenare nelle donne più vulnerabili un’esperienza depressiva di varia intensità.

mammaoggi it(Photo: mammeoggi.it)

È proprio in questa fase, dopo le primissime ore successive al parto, quando la donna è ancora affaticata e provata fisicamente, ma euforica e appagata dalla consapevolezza di “avercela fatta“, che possono comparire, come un fulmine a ciel sereno, sentimenti misti di ansia e malinconia.

Molte mamme “alle prime armi” sperimentano un disagio fisiologico chiamato baby blues o maternity blues, che può comparire dopo la nascita del bambino (di solito tra il terzo e il sesto giorno dopo il parto) e che generalmente comprende sbalzi d’umore e crisi di pianto che si risolvono rapidamente. Possono sentirsi di umore variabile, piangono e si irritano facilmente, a volte sperimentano ansia e paura di non farcela. Tuttavia non perdono la capacità di prendersi cura del figlio, di provare gioia e di dormire abbastanza bene. Dopo alcune settimane il disturbo tende a dissolversi spontaneamente.

In alcune donne però,  queste sensazioni possono accentuarsi e sfociare in una forma più severa e duratura di depressione, conosciuta come depressione post-partum. I sintomi specifici comprendono: tristezza, anedonia, perdita d’interesse, di autostima e di energia, disperazione, vergogna e senso di colpa perché si prova amore e odio per il neonato ritenuto troppo esigente, pessimismo e sensazione di incompetenza, difficoltà nel contatto fisico con il neonato e spesso nell’allattamento. A questi si associano talvolta anche sintomi depressivi non specifici quali: la difficoltà di attenzione e concentrazione, disturbi del sonno, disturbi dell’appetito, rallentamento psico-motorio, ansia, agitazione, incapacità di prendere decisioni. Possono inoltre manifestarsi anche somatizzazioni e sintomi fisici: cefalee, vertigini, dolori addominali e lombari, nausea, stitichezza, dimagrimento.

Breastfeeding(Photo: bimbisaniebelli.it)

Più raramente, in pochi casi estremi (1%), fra la seconda e la sesta settimana dopo la nascita del bambino, si può manifestare una forma estrema di depressione post-partum nota come psicosi puerperale, un disturbo dell’umore molto grave i cui sintomi sono: depressione, perdita di contatto con la realtà, disturbi della memoria e del pensiero, episodi deliranti e allucinazioni. Questa patologia insorge molto rapidamente e richiede ospedalizzazione proprio al fine di prevenire, vista la gravità e la possibile cronicizzazione, rischi di suicidio o di infanticidio.

Cosa fare se si pensa di potere avere una depressione post-partum?

La nascita di un figlio, circostanza di per sé straordinaria e ricca di emozioni, comporta anche una serie di profondi e delicati sconvolgimenti fisici, psicologici, sociali. La nascita di una nuova vita, infatti, con tutte le sue innumerevoli variabili è certamente un evento unico e gratificante ma allo stesso tempo può rappresentare un banco di prova estremamente impegnativo per i neogenitori. Soprattutto significa l’inizio di una nuova vita non solo per il nascituro ma anche per la madre, la coppia, e più in generale per tutta la sua famiglia.

Questi aspetti vengono troppo spesso banalizzati, rimossi e trascurati. Intorno alla donna, come detto in precedenza, prosperano al contrario le pressioni e le aspettative. A cominciare da quelle del compagno, non sempre attento o informato adeguatamente sugli sbalzi ormonali della neomamma, e di quelle di amici e parenti non sempre in grado di comprendere e supportare i bisogni dei neogenitori.

È quindi opportuno fare attenzione e non sottovalutare la presenza di eventuali sintomi o disagi fisici e psicologici successivi al parto.

MATERNITY HOSPITAL(Photo: mammenellarete.nostrofiglio.it)

Richiedere un aiuto o un supporto, in questa fase, può essere utile non soltanto a prevenire ed evitare situazioni spiacevoli o l’aggravarsi di alcuni sintomi, ma anche aiutare la coppia ad approcciarsi in maniera più consapevole e serena ai cambiamenti e alle nuove responsabilità derivanti dalla genitorialità.

La depressione post parto non è una debolezza né un difetto caratteriale. A volte è semplicemente una complicazione del parto. Se si va incontro a depressione post-partum, un supporto psicologico e dei trattamenti tempestivi ed appropriati, possono essere fondamentali per tenere sotto controllo emozioni e sintomi negativi e godersi pienamente la propria maternità.

Dott.ssa Liliana La Placa