PAS: BAMBINI CHIAMATI AD ESSERE GIUDICI DELLA GUERRA DI MAMMA E PAPA’

La separazione di una coppia genitoriale comporta un senso di fallimento rispetto ad un progetto di vita dell’intero sistema familiare così come per ogni singolo individuo. Si manifesta come un periodo di intensa sofferenza per i due coniugi, ma anche per i figli che spesso subiscono importanti conseguenze sul piano del loro sviluppo emotivo e relazionale.

Sovente succede che in situazioni di acceso conflitto coniugale chi soffre di più siano i figli che vengono sballottati tra un genitore all’altro e che, più spesso di quanto vorremmo, non vengono salvaguardati dalla guerra che si fanno mamma e papà. Nella stragrande maggioranza dei casi è allora un giudice chiamato a decidere su come si organizzerà la vita del figlio della coppia che si separa, indicando quindi il genitore con cui vivrà e i tempi e i modi con cui incontrerà l’altro. Il giudice deciderà per la tipologia di affido più indicata in quella particolare circostanza (affido esclusivo o affido congiunto).

 Печать(Photo: mamy24.com)

Con l’aumentare del numero dei divorzi e delle separazioni crescono di pari passo i casi di bambini contesi tra i genitori, messi in mezzo nelle liti e chiamati in una qualche misura a prendere una posizione ed essere gli “arbitri” ultimi della contesa, nonostante la giovane età e la sofferenza emotiva che ciò comporta.

A seguito del proliferare di cause di affidamento negli ultimi anni gli studi in ambito psicologico sono stati volti ad indagare le reazioni psicologiche e comportamentali dei figli di genitori separati e per la prima volta lo psichiatra statunitense Richard Gardner ha parlato di Parental Alienation Syndrome, la Sindrome da Alienazione Parentale (PAS).

E’ stato dimostrato, infatti, che nel caso in cui la separazione tra i coniugi risulta particolarmente conflittuale, può accadere che il genitore affidatario, volontariamente o spesso anche inconsapevolmente, dia avvio a una sorta di “lavaggio del cervello” volto a far sì che il figlio metta in atto una campagna di denigrazione ingiustificata nei confronti dell’altro genitore, sfociando a volte, nei casi più rari, in vere e proprie accuse di maltrattamento, trascuratezza, o in casi estremi, di abuso.

In questi casi sembra che lo scopo ultimo della PAS, da parte del genitore alienante (il genitore affidatario), è l’interruzione immediata delle visite dell’ex-coniuge (genitore alienato) e l’ottenimento dell’affidamento esclusivo. Il genitore che influenza il proprio figlio, aizzandolo contro l’ex-partner viene definito “programmatore” e si parla appunto di bambini “programmati” o che subiscono un “lavaggio del cervello”.

Il bambino vittima di Sindrome da Alienzazione Parentale mette in atto un’idealizzazione assoluta verso il genitore affidatario e si schiera completamente dalla sua parte, confermando ogni suo ipotetico sospetto o assecondando ogni suo dubbio, genuino o meno; per contro, il rifiuto totale del genitore bersaglio è motivato da razionalizzazioni deboli o addirittura assurde, utilizzando a volte il linguaggio del genitore alienante.

divorce-child1(Photo: psicocaffe.blogosfere.it)

Questi bambini non si sentono liberi di esprimere emozioni e affetti nei confronti dei propri familiari, generalmente nei confronti del genitore alienato, proprio per un patto di fedeltà che hanno sviluppato nei confronti dell’altro genitore; in questi casi, l’alienazione parentale, e quindi l’allontanamento di quel genitore da parte del bambino, sarebbe la soluzione che esso si crea per evitare di affrontare questo intollerabile conflitto di fedeltà.

I figli si alleano con il genitore “sofferente”, mostrandosi come contagiati da questa sofferenza, appoggiando la visione del genitore affidatario al punto da esprimere, in modo apparentemente autonomo, rancore, disprezzo e denigrazione contro il genitore non affidatario.

In ambito psicologico vengono indicati alcuni sintomi che solitamente sono presenti nella diagnosi di PAS. Accanto a quella che viene definita “campagna di denigrazione” nei confronti del genitore alienato e “deboli razionalizzazioni” (cioè le motivazioni che il bambino espone come “prova” del disprezzo verso il genitore) abbiamo il verificarsi dei fenomeni di “mancanza di ambivalenza” e “pensatore indipendente”, per cui il bambino descrive il genitore alienante soltanto in termini positivi e quello alienato soltanto in termini negativi, senza vie di mezzo, e al tempo stesso dichiara di aver elaborato in modo autonomo e personale i pensieri che esprime, senza alcuna influenza subita.

Sovente si verifica anche un’estensione delle ostilità alla famiglia, agli amici e alle nuove relazioni del genitore rifiutato.

 amando(Photo: amando.it)

La PAS è una sindrome assai complessa e ambigua, per cui è difficile da riconoscere, ma ciò che emerge è che, a lungo termine, i costi per il bambino sono elevati e potrebbero riguardare problemi nello sviluppo dell’identità e nella costruzione di future relazioni affettive. Crescendo questi bambini possono tendere a sviluppare un forte senso di perdita nei confronti del genitore che hanno allontanato, tutto ciò associato ad una minore autostima e grande senso di colpa. Con il tempo il grande senso di colpa che sopporteranno sarà per quello che hanno fatto nei confronti del genitore rifiutato finendo poi anche con l’escludere il genitore rifiutante e procurandosi quindi in questo modo una seconda perdita.

Dott.ssa Francesca Menozzi