QUANDO I BAMBINI PIANGONO E A DORMIRE NON CI VOGLIONO ANDARE…

È esperienza comune che, un bimbo separato dalla sua mamma, pianga e urli perché non vuole lasciarla andare. Quando, però, questo diviene un problema?

Si parla di ansia di separazione quando il bambino, avendo attraversato la prima infanzia in cui tale reazione è del tutto normale, continui a perpetuare nel tempo comportamenti di angoscia e paura sentendosi abbandonato. Spesso le madri, o altre figure di attaccamento (cioè coloro che si prendono maggiormente cura del bambino), sono molto preoccupate da tali atteggiamenti ed evitano di separarsi o persino escogitano strategie complesse, magari andando via quando il bambino si distrae. Tutto questo, invece, fomenta le paure del bambino che necessita, invece, di essere rassicurato sul ritorno della mamma e non essere mai rimproverato. Non abbiamo, infatti, a che fare con banali capricci, quanto piuttosto con la manifestazione di un disagio relazionale che impedisce al piccolo di allontanarsi serenamente, certo di un ritorno ad una “base sicura” che lo accolga sempre ed amorevolmente.

Il bambino potrà, quindi, accusare malesseri vari, anche di natura fisica, quando l’evento si verifica o anche solo pensando ad esso (somatizzando, per esempio, potrà accusare senso di vomito o un forte mal di pancia ogni mattina prima di andare a scuola), potrà mostrare difficoltà nell’addormentarsi lontano dalle figure di attaccamento (tipicamente chiede di dormire nel lettone con mamma e papà) o, ancora, sarà disturbato da incubi notturni connotati dal tema della separazione (essere stato rapito o perso in qualche luogo). Episodi simili possono verificarsi anche quando, lontano da casa, il bambino manifesti continuamente la voglia di tornare o la necessità di mantenere in un contatto costante (per esempio, telefonando). In più, sia la tristezza che la rabbia sono le modalità con le quali può manifestarsi l’ansia di separazione, con paura, frustrazione e senso di impotenza. Sono, solitamente, bimbi che non riescono a stare da soli a giocare in cameretta, che seguono i genitori come un’ombra, standogli “appiccicati” e mostrando grande preoccupazione per qualsiasi allontanamento, anche banale (come ad esempio, spostarsi da una stanza all’altra della casa).

ansia_separazione_bambini(Photo: psicologodeibambini.it)

Mio figlio non era così…è stato tutto improvviso!
Solitamente questo disagio appare a seguito di un evento di vita traumatico e stressante, o che il bambino ha percepito come tale. Il cambio di scuola o di casa, la morte di una persona conosciuta, di un animale domestico, la separazione dei propri genitori o anche solo aver sentito che qualche suo caro deve sottoporsi ad un esame medico, possono essere eventi scatenanti che vengono vissuti come una vera e propria minaccia all’integrità familiare. Sentono che potrebbe accadere qualcosa di pericoloso ai propri cari e spesso manifestano tale preoccupazione tramite l’insorgere di paure di diverso tipo, irrealistiche o catastrofiche: dalla paura dei mostri, del buio, dei ladri, sino alla paura di un incidente, di un viaggio, della morte o di poter morire.

L’ansia di separazione è un vero e proprio disturbo d’ansia: prendersi cura di questo disagio significa, dunque, provare a capire il significato che tale comportamento ha, che tipo di messaggio sta lanciando il bambino e per quale motivo egli non si sente libero nell’allontanamento da casa e dalla figura d’attaccamento. Questo perché, se non risolto, una volta cresciuto potrà mostrare difficoltà di tipo relazionale con il partner, sentendosi impaurito dalla possibilità di essere lasciato, tradito e abbandonato, o ancora diventando estremamente geloso o ossessivo, sino a vere e proprie forme di dipendenza affettiva. Potrà, a sua volta come genitore, mettere in atto gli stessi comportamenti con la generazione successiva, diventando iperpreoccupati rispetto ai figli o al proprio partner.

Dott.ssa Federica La Pietra