#SPEGNIPREGIUDIZI : IL DIALOGO INTERCULTURALE E’ NECESSITA’ DEL NOSTRO TEMPO: LA SCUOLA COME LABORATORIO D’INCONTRO

Accendi la mente, spegni pregiudizi” è lo slogan ufficiale che apre la XI settimana di azione con il razzismo (organizzata dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali –UNAR) e che suona come un invito ad “accendere” la mente per aprirsi all’altro, perché si ritiene che per superare i pregiudizi sia fondamentale la strada della conoscenza reciproca.
Anche il Centro A.Li.Fe sposa questa importante iniziativa e, per farlo, propone una prima riflessione sull’importanza di favorire ed alimentare una cultura di integrazione nelle scuole italiane.

Parlare di intercultura, oggi, è quanto mai necessario se consideriamo che il contesto del nostro Paese è sempre più caratterizzato da un progressivo arrivo di persone provenienti dall’Europa Orientale, dall’Africa, dal Medio Oriente e da altre aree del mondo, in cerca di una condizione socioeconomica migliore. La nostra società ogni giorno diviene sempre più multiculturale e come tale è d’obbligo porsi alla ricerca dei modi migliori per favorire una possibile integrazione tra le diverse culture.

La convivenza con persone aventi abitudini e tradizioni differenti dalle proprie è, infatti, tutt’altro che scontata e richiede una valida ed incisiva azione educativa. Alla luce di ciò, il sistema scolastico riveste un ruolo di fondamentale importanza perché in quanto istituzione educativa può facilitare il realizzarsi di linguaggi di convivenza e di pluralità, può aiutare le persone migranti a non rimanere inchiodate alla loro condizione di arrivo, può costruire le condizioni del pieno inserimento di bambini e giovani nelle società italiana.
Ad oggi una riflessione particolare va fatta sul processo di integrazione scolastica che si realizza nella scuola secondaria di secondo grado che per la prima volta nella sua storia si confronta con l’ingresso consistente di ragazze e di ragazzi <<non italofoni>>. Parliamo infatti dei nuovi adolescenti “figli dell’immigrazione”, ossia di giovani dai 12/13 anni in poi che per, la stragrande maggioranza dei casi, sono nati all’estero e arrivati in Italia in tempi più o meno recenti in seguito a ricongiungimenti familiari.

bambini scuola(Photo: radioradio.it)

Se i percorsi di integrazione che riguardano i bambini nati nel nostro Paese, o arrivati qui nella prima infanzia, si realizzano in numerosi casi come storie di “riuscita” e di inserimento alla pari rispetto ai coetanei autoctoni, non sempre questo si verifica se parliamo di adolescenti, per cui sovente si creano situazioni di difficoltà di inserimento socio-relazionale nell’ambiente scuola, frequenti condizioni di insuccesso scolastico, difficoltà nella prosecuzione degli studi nei percorsi di istruzione secondari.

La condizione dei ragazzi stranieri che arrivano in età adolescenziale è infatti caratterizzata da forti fragilità: sono giovani che, in un particolare momento della loro storia identitaria e personale, in cui stanno dando nuovi significati al loro modo di essere, al loro corpo, alle loro emozioni, si trovano a dover affrontare anche la sfida della migrazione. Molti di loro raccontano di affrontarla come un evento catastrofico, che segna uno snodo e una frattura nella loro biografia: di colpo da ragazzi “grandi” nei loro paesi di origine diventano di nuovo “piccoli” nel contesto nuovo in cui giungono, di nuovo devono “imparare a parlare”, non conoscono i luoghi, le usanze, non hanno più le cerchia dei pari con cui condividere il processo di emancipazione, spesso i loro spazi di vita si riducono al punto da coincidere con la sola dimora familiare. Sono, in qualche modo, di nuovo “bambini” in un mondo nuovo, la fatica che devono affrontare riguarda in una certa misura il “dover ricominciare da capo” in un momento in cui tutte le loro energie le avrebbero dovute impegnare per allontanarsi dal mondo dell’infanzia.

Nel febbraio del 2014 il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha emanato un nuovo documento “Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” che costituisce un aggiornamento al precedente emanato nell’ormai lontano 2006. A distanza di quasi dieci anni dalle precedenti Linee si è infatti ritenuta necessaria una riconsiderazione della realtà del mondo dei migranti, considerando che se prima l’attenzione era rivolta soprattutto ai bambini, in quanto erano i primi ad affacciarsi al sistema scolastico, oggi, come abbiamo sottolineato, la questione da porre con particolare attenzione è quella degli adolescenti e degli adulti che vogliono continuare a studiare (ad esempio attraverso corsi serali).

integrazione scolastica(Photo: varesereport.it)

Il valore del nuovo documento riveste proprio nel suo essere una testimonianza che, lungi dal dettare regole “dall’altro”, si propone invece come veicolo per la condivisione di buone prassi per accogliere ed accompagnare in modo ottimale i sempre più numerosi ragazzi di origine straniera che le frequentano. In esso viene proposta una rassegna di indicazioni operative che riguardano i temi dell’accoglienza, dell’iscrizione e del coinvolgimento delle famiglie, della valutazione e degli esami, dell’orientamento scolastico, della formazione del personale scolastico, del contrasto ai ritardi scolastici, del plurilinguismo.

In questo orizzonte la scuola si impegna a divenire laboratorio di incontro-confronto, dove i temi della costruzione delle identità vengono assunti al fine di consentire l’accesso alla nuova cittadinanza interculturale. E’ fondamentale educare al riconoscimento delle influenze reciproche tra le culture, dei debiti e dei prestiti, in un interscambio tra diverse visioni del mondo.

Scuole e territorio si impegnano in questo modo a realizzare il compito educativo della società di oggi: la formazione del cittadino interculturale.

Il dialogo interculturale non è un vezzo, è una
necessità del nostro tempo.
(…) il dialogo interculturale è impossibile senza un
riferimento chiaro e condiviso a valori
fondamentali, quali la democrazia, i diritti umani e
il primato del diritto.
(Consiglio d’Europa, Libro bianco sul dialogo interculturale, 2008)

 

Dott.ssa Francesca Menozzi