OBESITA’ E ABBUFFATE COMPULSIVE: QUANDO IL CIBO DIVENTA UNA “DROGA”

L’obesità è una condizione caratterizzata dall’anormale presenza di tessuto adiposo (l’Indice di Massa Corporea è stabilito dal rapporto peso/altezza in kg/m²) ed è stata a lungo affrontata esclusivamente da un’ottica “organicista” che ne prendeva in considerazione gli aspetti corporei, legati al peso e alle malattie croniche spesso correlate con tale patologia. Essere obesi, quindi, per tanto tempo ha significato solo essere affetti da patologie cardiache, sottoporsi a controlli periodici per verificare la presenza di diabete o essere a rischio di infarto. I trattamenti terapeutici erano, dunque, concentrati sulla mera prescrizione di diete restrittive o sulla valutazione dell’idoneità di interventi di chirurgia gastrointestinale.

Tuttavia, è facile pensare che l’essere obesi ha delle ripercussioni psico-sociali notevoli. A livello dell’immaginario comune, una persona obesa viene spesso descritta come svogliata, pigra, aggressiva e, persino, spiacevole d’aspetto. Ne potrebbe derivare, così, uno stigma sociale che può avere delle importanti ripercussioni nella vita quotidiana. L’individuo potrà, infatti, essere isolato sul posto di lavoro, sbeffeggiato o anche danneggiato sul piano affettivo e relazionale. A questo si associa, inevitabilmente, un disagio psichico che può, sia derivare dalle conseguenze sociali del proprio aspetto e della propria forma corporea, ma può anche prescindere da questi e abbracciare la sfera più ampia dell’autostima, dell’amore verso di sé e del proprio senso di efficacia.

obeso(Photo: forwallpaper.com)

Tali aspetti socio-psicologici, sono notevoli, importanti e molto più comuni di quanto si possa immaginare. Inoltre, le persone obese presentano spesso un comportamento specifico: le abbuffate compulsive, ovvero il Binge Eating Disorder o Disturbo da Alimentazione Incontrollata che, come accade nella Bulimia Nervosa, riguardano l’ingestione di enormi quantità di cibo di qualsiasi genere, senza perdere tempo nella ricerca di contesti e strumenti idonei all’alimentazione, senza prestare attenzione alla qualità stessa dei cibi (per esempio, l’ingestione di carne cruda), o senza lo stimolo della fame, ma che – al contrario – non sono seguite da comportamenti di compensazione. Come se fosse una droga.

Il rapporto con il cibo, quindi, perde la sua funzione di sostentamento per divenire metafora del rapporto con sé stessi e con gli altri, il corpo diventa “testimone visibile” del fallimento dei significati e delle regole che fondano la convivenza sia del sistema sociale sia del sistema familiare “competente nella sua incompetenza”, ossia abile nel nascondere l’incapacità nella gestione della propria organizzazione, che interferisce con lo sviluppo di pattern alimentari regolari. Si tratta, quindi, di una sindrome caratterizzata dall’eccessiva quantità di cibo introdotta in un periodo circoscritto di tempo, considerato “oggettivamente” superiore a quello che la maggior parte della gente assumerebbe in situazioni simili, e dalla sensazione di perdere il controllo sulla propria condotta alimentare diventando incapaci sia di smettere di mangiare, sia di decidere cosa e quanto ingerire. Una vera e propria dipendenza.

La conseguenza si esplica in un progressivo aumento di peso che, ovviamente, peggiora il grado di severità del sovrappeso. È in questi casi che si riscontrano le più importanti fluttuazioni di peso (weight cycling o, comunemente, effetto yo-yo), una forte angoscia relativa al proprio peso corporeo, maggiori compromissioni sociali e lavorative, bassa autostima e tendenza a mangiare per soffocare le emozioni negative. Tuttavia, il Binge Eating è anche riscontrabile in persone non obese, a volte proprio per un perenne “stare a dieta”, a causa dell’aumento del rischio dato dalla condizione di doversi “trattenere”, che può sfociare in “attacchi” incontrollati e incontrollabili.

abbuffata(Photo: mmunoz11.wordpress.com)

È nel cibo che si cerca la pienezza, nel cibo che si riversa tutto il proprio bisogno d’affetto: un bisogno ancestrale di rifugio e nutrimento, un nutrimento sia affettivo che alimentare. Tra le caratteristiche di personalità che si presentano con maggiore frequenza nelle persone che soffrono di obesità, sembrerebbero esserci l’inclinazione all’ansia e alla depressione, la percezione di uno stato di angoscia provocato dal senso di inadeguatezza e fallimento, l’impulsività, l’aggressività e l’irritabilità. Inoltre, la presenza di una bassa autostima espone maggiormente le persone obese alla pressione sociale verso la magrezza e verso l’inizio di una dieta, i cui insuccessi contribuirebbero a generare una sensazione di vergogna e disgusto di sé, innescando un circuito senza via d’uscita.

Ecco, allora, che si manifesta con prepotenza la necessità di raggiungere una sempre maggiore consapevolezza che un trattamento terapeutico, per poter essere realmente efficace, deve prendere in considerazione la necessità di effettuare dei progetti tramite un lavoro di equipe; ovvero, un soggetto obeso, non può essere soltanto trattato da un nutrizionista o un dietologo, ma ha bisogno di un sostegno psicologico tale da poter affrontare l’iter che porta al dimagrimento, all’accettazione di sé e all’innalzamento della propria autostima.
La maggiore disponibilità di cibo (anche meno genuino) ed uno stile di vita sempre più frenetico, hanno sicuramente delle influenze nell’instaurarsi e nel mantenere i comportamenti alimentari disfunzionali. Tuttavia, solo questi due fattori non possono spiegare i correlati psicologici e psicopatologici che si ritrovano in chi soffre di obesità e Binge Eating Disorder. Il senso di fallimento, la mancanza di autostima, l’angoscia, l’ansia e l’aggressività non possono essere certo riconducibili all’odierno stile di vita, sedentario e volto al bisogno del “tutto e subito”.

Dott.ssa Federica La Pietra