ANORESSIA E BULIMIA: MANGIARE NON MI SERVE..O FORSE SI.

Se, come si è detto, esiste una dipendenza patologica riguardante uno dei piaceri più soddisfacenti della nostra vita, nonché un bisogno vitale di sopravvivenza (il cibo), diviene quasi incomprensibile come una persona possa privarsi di esso.
Questo è quello che succede quando abbiamo a che fare con Disturbi del Comportamento Alimentare, quali l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa.

L’anoressia è una patologia che coinvolge il corpo in maniera più evidente di tanti altri disturbi psichici, ed è caratterizzata non solo da una rilevante perdita di peso, ma anche da un’intensa paura di ingrassare (anche se si è sottopeso). Questo, quindi, evidenzia una grave alterazione del modo di vivere il proprio peso, la propria taglia e le proprie forme corporee. Le persone che soffrono di anoressia, tipicamente, mettono in atto dei comportamenti quali digiuno o dieta ferrea, intenso esercizio fisico o comportamenti compensatori (induzione del vomito e/o utilizzo di lassativi-diuretici). Seguire una dieta rigida in modo perfezionistico, inoltre, significa imporsi degli standard eccessivamente severi e irrealistici, che non ammettono errori o “sgarri”, al di sopra delle reali possibilità. Il desiderio di perdere peso conduce ad una restrizione alimentare prolungata, sostenuta dall’iniziale entusiasmo, ma che non ha alcun effetto sul violento senso di fame percepito che porterà a desiderare sempre di più ciò di cui ci si priva.

 anoressia(Photo: youtube.com)

Il corpo viene ossessivamente controllato e misurato, allo specchio, con il metro o con la bilancia. Dati questi atteggiamenti, diviene comprensibile come le persone affette da DCA abbiano una stima di sé estremamente legata alla percezione del peso e della forma del corpo, e tendano a considerare la perdita ponderale come un successo ed indicatore di una grandiosa autodisciplina. Al contrario, prendere peso è vissuto come un terribile fallimento. L’anoressia, coinvolgendo in modo così devastante il corpo, provoca sintomi fisici anche molto gravi come l’amenorrea nelle donne (scomparsa del ciclo mestruale), bradicardia (rallentamento del ritmo cardiaco), dolori addominali, stipsi (stitichezza), secchezza della cute, comparsa del lanugo (peluria sul tronco) o, in coloro i quali si inducono il vomito, persino erosioni dello smalto dentale e cicatrici o callosità sul dorso delle mani, provocate dallo sfregamento contro l’arcata dentaria nel tentativo di provocare il vomito.

bulimia_vomito(Photo:itrequirespassion.deviantart.com)

Il vomito autoindotto è il comportamento compensatorio maggiormente utilizzato dalle persone affette da Bulimia Nervosa, a seguito di ricorrenti abbuffate. Le abbuffate compulsive (che vanno ben oltre l’iperalimentazione tipica dei giorni di festa!) sono caratterizzate dalla sensazione di perdere il controllo mentre si ingeriscono enormi quantità di cibo in tempi brevissimi.
Si innesca, così, un circolo vizioso auto-perpetuante dato dalla preoccupazione per le forme e il peso corporeo, l’inizio di una dieta ferrea, la perdita di controllo data dall’abbuffata, ed infine l’autoinduzione del vomito per scongiurare l’aumento del peso, accompagnata da un forte senso di colpa e inadeguatezza. Con questa sensazione, può nuovamente innescarsi la ciclicità del disturbo. Le crisi bulimiche, infatti, spesso avvengono in completa solitudine e segretezza, proprio per il senso di vergogna che tali comportamenti patologici provocano.

Imparare a riconoscere i segnali che il nostro corpo ci invia, come il senso di fame o sazietà, è un piccolo e preventivo passo necessario per impedire l’insorgere di un Disturbo del Comportamento Alimentare, per aver consapevolezza del fatto che ciò che siamo non dipende dal nostro peso o dalla forma del nostro corpo, ma che siamo unici e irripetibili.

Dott.ssa Federica La Pietra