LEGITTIMA DIFESA O LICENZA DI UCCIDERE?

Da qualche settimana i media sono tornati sull’argomento della legittima difesa, in specie su quella cosiddetta “domiciliare”, a seguito di un drammatico fatto di cronaca.

Un benzinaio veneto è intervenuto in difesa della commessa di una gioielleria che stava subendo l’assalto di alcuni malviventi, intenzionati a irrompere con spranghe e armi da fuoco nel negozio. L’uomo, che deteneva un fucile, avvedutosi della pericolosità della situazione in cui versava la giovane commessa, ha imbracciato l’arma e fatto fuoco contro i malviventi, ferendone uno e mettendo in fuga gli altri. Uno dei fuggitivi è stato poi ritrovato privo di vita, dissanguato a causa di uno dei colpi esplosi dal fucile del benzinaio.

(Photo: corriere.it)

I concittadini dell’uomo, così come un consistente numero di politici, si sono schierati dalla sua parte, ma il benzinaio risulta ugualmente iscritto nel registro degli indagati: l’ipotesi configurata è quella di eccesso colposo di legittima difesa.

Vediamo, dunque, più nel dettaglio la norma.

I commi 2 e 3 dell’art. 52 del cod. pen., sono stati introdotti nel 2006 proprio in ragione dell’intensificarsi di attività criminose, quali rapine e rapimenti a scopo di estorsione, che avevano arrecato grande allarme presso le popolazioni più direttamente interessate, soprattutto nelle città del Nord-Est.

Con questa ipotesi speciale di legittima difesa, il Legislatore del 2006 ha esteso la non punibilità ai casi in cui l’agente abbia reagito a) per difendere il proprio o l’altrui patrimonio, qualora non ci sia stata desistenza da parte dell’aggressore e vi è pericolo di aggressione e b) nei casi in cui il fatto sia avvenuto nel luogo in cui l’agente esercita un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. In presenza di una di queste circostanze, si presume la sussistenza del rapporto di proporzionalità tra l’offesa subita o paventata e la reazione messa in atto, sempre che l’agente sia legittimato a trovarsi sul luogo dell’aggressione e che l’arma che usi sia detenuta regolarmente.

Il punto nodale sta, dunque, nell’introduzione della presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa, che lascerebbe poco spazio all’interpretazione del giudice. Tuttavia, malgrado i primi commentatori abbiano addirittura paventato l’introduzione di una sorta di “licenza di uccidere”, va tenuto presente che la legittima difesa opera solo se il bene dell’aggredito e quello dell’aggressore hanno lo stesso peso costituzionale: vale a dire che la lesione del bene – vita per difendere il bene – patrimonio non può mai essere legittima. Ed è proprio questo il punto che gli inquirenti nel caso summenzionato dovranno sciogliere: il benzinaio che ha ucciso il malvivente, lo ha fatto per tutelare il patrimonio del gioielliere o l’incolumità fisica della commessa? C’era un principio di desistenza da parte dei rapinatori o, come ha dichiarato l’uomo, i rapinatori hanno a loro volta sparato, palesando una volontà aggressiva dell’incolumità altrui? La situazione, dunque, era tale da far correttamente temere per l’incolumità fisica dell’agente o della commessa della gioielleria?

Sul filo sottile di questi quesiti, si giocherà il destino processuale – e dunque la libertà personale – di quello che, per la piccola cittadina veneta, è già comunque diventato un eroe.

Avv. Federica D’Alessandro