#FERMIAMOILBULLISMO – IL BULLISMO NON E’ UNO SCHERZO

il Centro A.Li.Fe. sostiene la campagna “Ferma il bullismo. Adesso.” promossa dal Telefono Azzurro per sensibilizzare e combattere qualsiasi forma di bullismo e discriminazione che può colpire i più giovani.
Numerosi sono i fatti di cronaca odierna che ci descrivono situazioni in cui bambini/e o ragazzi/e si trovano in condizione di forte disagio relazionale, vittime di situazioni di violenza e maltrattamento fisico, ma anche psicologico, ad opera dei pari. Spesso si tratta di persecuzioni e discriminazioni che ancora per molti (o forse è giusto dire per troppi) possono essere visti come semplici “ragazzate”, ma che spesso si rivelano essere l’anticamera di gesti inconsulti ed estremi come quelli che poi si apprendono da tristi fatti di cronaca.

Non “ragazzate” destinate a esaurirsi in piccoli scherzi o normali litigi, ma episodi di vera e propria violenza dal forte impatto psicologico, che possono aprire ferite destinate a restare per tutta la vita.
I dati statistici fotografano una situazione fortemente preoccupante: il 15,09% degli studenti è vittima di bullismo e cyberbullismo e il 51% dei ragazzi ha assistito a episodi di bullismo e questi atti avvengono prevalentemente a scuola (79%).
Ciò che risulta importante allora è recuperare l’attenzione su queste manifestazioni di disagio infantile/adolescenziale in un’ottica di prevenzione e di promozione del benessere personale e sociale. Informare i più piccoli e i giovani di cosa si tratta, formare gli adulti di riferimento a sapere riconoscere i primi segnali di disagio sono dei piccoli passi iniziali importanti perché una cultura della tutela e del benessere del minore possa affermarsi in modo chiaro e deciso.

Cos’è il bullismo?
Il termine bullismo deriva dalla parola inglese “bullying” e viene definito come un’oppressione, psicologica o fisica, che ha il carattere di continuità e ripetizione nel tempo, agita da una persona – o da un gruppo di persone – più “potente” a discapito di un’altra persona che viene percepita più “debole”.
Ancora potremmo dire che “un comportamento bullo” è un tipo di azione che ha lo scopo deliberato di far male o danneggiare qualcuno, spesso è persistente nel tempo, può durare per settimane, mesi o addirittura anni. E’ molto difficile per chi ne è vittima difendersi, perché alla base di tali azioni c’è sia un abuso di potere che si realizza all’interno di una dinamica relazionale, sia il desiderio da parte del “bullo” di intimidire e dominare l’altro. Gli elementi caratteristici sono, quindi, l’intenzionalità (il bullo agisce con l’intenzione e lo scopo preciso di dominare l’altra persona), la persistenza nel tempo (di solito gli episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con una frequenza piuttosto elevata), l’asimmetria della relazione (c’è una disuguaglianza di forza e di potere per cui uno dei due sempre prevarica e l’altro sempre subisce, senza riuscire a difendersi).

Il bullismo non è…
uno scherzo. Perché nello scherzo l’intento è di divertirsi tutti insieme, non di ferire deliberatamente qualcuno;
un conflitto fra coetanei. Perché il conflitto, come può essere un litigio, è episodico, avviene in determinate circostanze e può accadere a chiunque, nell’ambito di una relazione paritaria tra i ragazzi coinvolti.

E’ possibile distinguere diverse forme in cui il bullismo può manifestarsi: possiamo identificare il bullismo diretto (che comprende attacchi espliciti nei confronti della vittima e può essere di tipo fisico o verbale) o forme di bullismo indiretto (che danneggia la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto, il danneggiamento dei suoi rapporti di amicizia).

Ad oggi sono molto diffuse le azioni di bullismo che si verificano attraverso Internet (posta elettronica, social network, chat, blog, forum) o attraverso il telefono cellulare e che prendono il nome di cyberbullismo.

cyberbullismo(Photo: vercellioggi.com)

Possiamo descrivere il cyberbullismo come l’uso improprio di nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone.
I mezzi utilizzati per far ciò possono essere molteplici, come telefonate, messaggi, chat e social network (ad esempio facebook o istagram), siti di giochi on line o forum.
Pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari e e-mail, immagini o video imbarazzanti (incluse quelli falsi) postati su social network, utilizzo improprio dell’identità e del profilo di altri per danneggiarne la reputazione, sono alcune modalità specifiche con cui può manifestarsi il fenomeno del cyber bullismo.
Va considerato che queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o essere comportamenti che rimangono solo nella sfera online.

Sia per il bullismo che per il cyberbullismo possiamo riconoscerne dei protagonisti coinvolti. Essi sono:
– il bullo: il bambino o il ragazzo che mette in atto prevaricazioni ripetute verso la vittima. Il suo comportamento è spesso rafforzato dal gruppo dei bulli gregari (o bulli passivi), che offrono il loro sostegno al bullo anche senza intervenire direttamente;
– la vittima: il bambino o il ragazzo che subisce prepotenze da un bullo o da un gruppo di bulli;
– gli osservatori: tutti quei bambini e ragazzi che assistono agli episodi di bullismo o ne sono a conoscenza.
Quasi sempre, infatti, gli episodi di bullismo avvengono in presenza del gruppo di coetanei, i quali nella maggior parte dei casi non intervengono, per la paura di diventare nuove vittime del bullo o per semplice indifferenza. Gli spettatori hanno un ruolo molto importante, poiché, a seconda del loro atteggiamento, possono favorire o frenare il dilagare delle prepotenze.

bullismo(Photo: fobiasociale.org)

Come contrastare il fenomeno del bullismo?

Le strategie migliori si possono riassumere in tre parole: Prevenire, Riconoscere, Intervenire!

Prevenire perché la promozione e la diffusione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di bloccare sul nascere il verificarsi di comportamenti di prevaricazione e di prepotenza è la strategia più efficace e dalla durata più certa nel tempo. In tal senso la scuola, come tutte le altre agenzie educative di aggregazione tra bambini e/o ragazzi, sono i primi soggetti che dovranno farsi portavoce di ciò.

Riconoscere perché la sensibilità e la prontezza nel rivelare una situazione di disagio che coinvolge un bambino o un ragazzo offre la possibilità di intervenire rapidamente senza che le conseguenze possano essere elevate sul piano di sofferenze psicologiche. Non è sempre facile riconoscere episodi di bullismo ed insegnanti e genitori sono chiamati costantemente a sviluppare ascolto e osservazione nei confronti dei minori di cui si prendono cura.

Intervenire perché con il protrarsi delle situazioni i ruoli diventano stabili e marcati e le conseguenze possono essere fortemente dannose. Un bambino vittima di bullismo potrà avere delle ferite significative anche da adulto. Per un intervento efficace scuola e famiglia dovrebbero attivarsi in modo condiviso e coerente. La comunicazione circa l’avvisaglia dei primi segnali è essenziale perché si possa intervenire efficacemente e tempestivamente.

fermiamoilbullismo(Photo: azzurro.it)

Ricordiamo a tal proposito anche i progetti messi in campo da Telefono Azzurro Onlus come la linea di 114 Emergenza Infanzia e la linea 1.96.96 come la chat online su www.azzurro.it in cui è possibile trovare sostegno e risposte da operatori specificatamente formati.

Per segnalare episodi di cyberbullismo inoltre è di recente creazione l’applicazione “Stop Bashing!” pensata da Telefono Azzurro per aiutare gli adolescenti a comprendere, attraverso il confronto con un adulto di cui si fidano, se messaggi e materiali sospetti che ricevono sul proprio smartphone o tablet costituiscono una minaccia, sono l’avvisaglia di una situazione di bullismo, oppure sono innucui. L’applicazione è scaricabile gratuitamente sia da store google che da store i-Tunes.

Dott.ssa Francesca Menozzi