MATRIMONI – DIVORZIO ALLA CRISTIANA

A breve distanza da una pronuncia delle Sezioni Unite di segno opposto, la Suprema Corte torna sull’argomento dell’annullabilità dei matrimoni celebrati con rito canonico, estendendo il rimedio dell’annullamento anche a vincoli coniugali duraturi, quelli, cioè, celebrati più di tre anni prima della richiesta di annullamento stessa.

Il limite temporale dei tre anni era stato, per l’appunto, introdotto da una pronuncia del 2012 a Sezioni Unite, al fine di ridurre il numero delle istanze di delibazione delle sentenze ecclesiastiche di annullamento presentate ogni anno presso le Corti Italiane.

Alla base di tale pronuncia, la Cassazione aveva addotto una ragione di ordine pratico, vista la mole di ricorsi idonea a ingolfare i tribunali chiamati alla delibazione, e un’altra “di principio“, giacché pareva evidente ai supremi giudici che il ricorso tanto frequente all’annullamento era diventato una sorta di divorzio “moralmente accettabile”, ammesso dalla Chiesa, molto più veloce del normale iter civilistico e che, peraltro, non lasciava neppure i consueti strascichi imposti dalla cessazione dei soli effetti civili del matrimonio.

Il revirement operato dalla sentenza in parola, la n. 1495/2015, ha dunque sorpreso i primi commentatori, sebbene la Corte abbia inteso regolamentare un’eccezione e non sovvertire una regola. La fattispecie che ha originato la massima, infatti, ha la peculiarità di essersi caratterizzata per il totale accordo tra i coniugi, sposati da sei anni e genitori di due minori.

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Le parti hanno, invero, presentato congiuntamente l’istanza di delibazione della sentenza canonica di annullamento del loro matrimonio.

Ciò che più rileva secondo la Cassazione, sarebbe, dunque, la volontà dimostrata dalla donna, che aveva subito la fine del vincolo di coniugio a causa dei ripetuti tradimenti del marito, di dar luogo all’annullamento.

Gli Ermellini hanno ritenuto sussistere, pertanto, gli estremi dello scioglimento, rinviando la causa ai magistrati di merito, dopo che la Corte di Appello di Napoli aveva rigettato la domanda di delibazione, alla luce, però, dell’insegnamento delle Sezioni Unite di pochi anni addietro.

Avv. Federica D’Alessandro