I DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO NEI BAMBINI: ABILITA’ IN EVOLUZIONE!

<<..Cara mamma e caro papà,
le maestre vi dicono che a scuola non leggo, e se lo faccio sono lento. Se scrivo faccio certamente degli errori, e se devo fare un calcolo allora sbaglio. Mi capita che a volte mi distraggo e non riesco a stare al passo con i miei compagni.
Zaino ed astuccio sono perennemente disordinati, e spesso confondo il materiale.
Lo vedo, lo capisco, ne soffro e mi vergogno, perché ho paura di essere preso in giro. A casa la situazione non è diversa.
Voi mi ripetete di essere veloce, di stare attento e io mi arrabbio e voi vi arrabbiate..>>

<<mio figlio…da quando ha iniziato ad andare a scuola è cambiato e a casa tutto è diventato difficile..>>

<<mio figlio…è intelligente, allegro, curioso, creativo, perché allora i suoi risultati scolastici sono negativi o altalenanti?.. a scuola è irrequieto, disturba, non lavora come gli altri e nelle verifiche è a volte troppo frettoloso, altre troppo lento, ma il risultato è sempre lo stesso..>>

<<mio figlio…non si stima, ripete sempre di non essere capace e si arrende facilmente di fronte ad un compito..>>

Queste le possibili esperienze di chi, bambino o genitore, entra “in contatto” con un disturbo specifico dell’apprendimento, una difficoltà evolutiva che si manifesta specificatamente nell’apprendimento di alcune abilità scolastiche come la lettura, la scrittura o il calcolo.

Cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento?
Comunemente abbreviati con la sigla D.S.A., sono un gruppo eterogeneo di disturbi che si esprimono con difficoltà nell’acquisizione e dell’uso di alcune abilità proprie dell’apprendimento scolastico, ossia la lettura, la scrittura e il calcolo.
Hanno la caratteristica di essere evolutivi, ossia che le abilità che evolvono naturalmente nel tempo, in questi casi, non raggiungono i “parametri” che sono generalmente attesi per quella fascia di età o per la classe frequentata.

Non sono dovuti a deficit sensoriali come la vista o l’udito, né a traumi o da un’educazione sbagliata, né derivano da scarso impegno o devono essere confusi con un deficit intellettivo.

Si possono manifestare in modi diversi, tra cui:

DISLESSIA, ossia quel disturbo dell’apprendimento più conosciuto e comunemente definito come disturbo specifico della lettura. Si manifesta nel bambino con un una difficoltà a leggere correttamente o fluentemente, poiché si verifica per un rallentamento o un arresto nell’acquisizione della capacità di convertire la lettera scritta con il suono corrispondente, oppure con la capacità di recuperare la parola dal lessico mentale conosciuto.
Può succedere, allora, o che i bambini per leggere velocemente sbaglino un gran numero di parole, oppure che per leggere correttamente impieghino molto tempo, provando a ripetersi mentalmente la parola prima di leggere o dividendola in sillabe.

dsa(Photo: optonvisionottica.com)

DISORTOGRAFIA, cioè un disturbo specifico che riguarda la scrittura, la difficoltà di acquisizione della “competenza ortografica”. I bambini che soffrono di questo disturbo hanno una difficoltà nel tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli. Si manifesta in errori sistematici in particolare legati alla confusione nel distinguere suoni o segni alfabetici simili, nell’omettere parti della parola o invertire nella scrittura sillabe o segni che compongono la parola stessa.
E’ importante sottolineare che l’allievo che ha difficoltà nella disortografia non è uno studente che non conosce le regole di grammatica, ha difficoltà ad impararle e tradurle nella scrittura.

disortografia(Photo: gialucalopresti.blogspot.com)

DISGRAFIA, ossia un disturbo specifico che riguarda anch’esso la scrittura e che si manifesta nella riproduzione scritta di segni alfabetici e di numeri. Il bambino disgrafico ha un tratto di scrittura molto irregolare, poco leggibile, caratterizzato spesso da eccessiva lentezza piuttosto che da una pressione molto forte sul foglio. L’alunno appare disordinato nell’organizzare lo spazio a disposizione, non riesce a rispettare i margini del foglio o i punti di riferimento stabili. Può succedere allora che la sua scrittura proceda su una “linea storta” nel foglio, o che lo spazio tra le parole o le singole lettere sia irregolare.
Anche sul piano dell’espressione del concetto possiamo trovare delle difficoltà: il bambino disgrafico esprime il proprio pensiero in modo approssimativo e sintetico perché nella complessità di ricordare come impugnare la penna o come formare le parole dimentica ciò che voleva dire.

disgrafia(Photo: granellidipsicologia.com)

DISCALCULIA, cioè quel disturbo specifico dell’apprendimento che comunemente viene chiamato disturbo del calcolo.
La discalculia si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura e trascrizione dei numeri, nella numerazione in ordine crescente o decrescente o nell’associazione tra il simbolo numerico e la quantità corrispondente, nella risoluzione di problemi e nell’esecuzione di operazioni. Spesso molti bambini sono in grado di denominare le singole cifre che compongono un numero, ma non ad assegnare significato alla posizione che le cifre occupano all’interno del numero, per cui succede che dire 34 o 43 oppure 356 o 653 non ha alcuna differenza.

200438089-001(Photo: brisighellaospitale.it)

Le direttive diagnostiche sono state stabilite ufficialmente per la prima volta nella Consensus Conference del 2007, una conferenza in cui logopedisti, pediatri, neuropsichiatri e psicologi, che si occupano di D.S.A., hanno definito le raccomandazioni cliniche e i protocolli comuni per trattare i disturbi specifici dell’apprendimento nel territorio nazionale.

In tale conferenza si è giunti all’accordo che il principale criterio per identificare un D.S.A è quello della specificità, ossia il disturbo deve riguardare uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
Ricordiamo: il bambino è intelligente, ma non legge bene, fa errori ortografici, ha problemi con la matematica.
Il principale parametro della discrepanza tra abilità nel dominio specifico interessato (deficitario in rapporto alle attese per età e classe frequentata) e l’intelligenza generale (adeguata per l’età cronologica) è fondamentale per poter fare una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

…e allora cosa fare?
Se osservando il proprio figlio ci si rende conto di alcune difficoltà che si manifestano nei modi appena descritti, sarà allora importante confrontarsi tempestivamente con le insegnanti (se il dialogo non è stato già attivato dal corpo docente stesso) e, in comune accordo, cercare di comprendere l’entità del problema e chiedere una valutazione agli esperti del settore (psicologi e neuropsichiatri presenti nei servizi territoriali).
E’ fondamentale, quindi, che ciò emerga già dopo la prima elementare (per quanto riguarda l’identificazione di difficoltà di abilità nella lettura e nella scrittura) e la terza elementare (per quanto riguarda il calcolo) perché subito si possano impostare dei percorsi riabilitanti che siano tempestivi ed efficaci. Tempestività ed efficacia, infatti, garantiranno conseguenze di maggiori benefici scolastici e quindi socio-relazionali nel bambino.

Dott.ssa Francesca Menozzi