QUANDO IL GIOCO SI FA…PERICOLOSO

Tra i “piaceri tossici” a cui la vita ci espone, ne esistono diversi che possono essere definiti dipendenze senza sostanze, poiché, nonostante l’assenza di queste, la persona mette in atto dei comportamenti che provocano sensazioni simili a quelle causate – per esempio – da droghe o alcol. Abbiamo visto come si possa divenire dipendenti persino da un’altra persona, mentre solo da pochi anni si è fatto strada il sospetto che anche il gioco possa diventare..pericoloso.
Come per le altre forme di dipendenza, anche il gioco inizialmente provoca sensazioni piacevoli, ma ben presto può innestarsi una compulsione al ripetere frequentemente il comportamento: sarà necessario giocare sempre di più e sempre più spesso per raggiungere le stesse sensazioni.
Quando questo accade, è possibile che ci troviamo di fronte ad un Giocatore d’Azzardo Patologico.

gioco_azzardo_patologico(Photo: 21secolo.eu)

Prima o poi vincerò
Resistere alla tentazione di giocare diviene sempre più difficile. Valutare e pianificare le prossime imprese, creare sistemi di vincita, procurarsi denaro con cui giocare, sembrano essere l’unico scopo della propria vita.
Poker, slot machine, “gratta e vinci”, bingo, scommesse sportive, perdono il loro carattere meramente ludico per arrivare ad essere oggetti che condurranno alla dipendenza. La crescente compulsione al gioco diviene così un problema che può portare la persona a commettere persino azioni illegali, come la frode, il furto, o la falsificazione, per finanziare il proprio comportamento e, spesso, per cercare di rincorrere le proprie perdite finanziarie. La persona che soffre di dipendenza da gioco d’azzardo mente ai propri familiari, minimizzando il proprio coinvolgimento in tale settore, o può arrivare a mettere a rischio il lavoro, delle opportunità di carriera e le proprie relazioni significative.
I giocatori possono sentirsi attratti da stimoli sensoriali e da sfide alla fortuna o al destino, oppure dalla possibilità di dimostrare le proprie “abilità” o ancora, possono essere attratti dall’apparente guadagno di “soldi facili”.

gioco_azzardo_(Photo: pillolepsicologiche.com)

Il dado è tratto
Ciò che fa da sfondo all’innestarsi di tale dipendenza, sembrano essere problemi della sfera emotiva-affettiva-sessuale: molte persone affette da Gioco d’Azzardo Patologico, infatti, sembrano essere molto competitive, irrequiete ed energiche – a volte anche molto generose-, possono annoiarsi con facilità e si dimostrano eccessivamente preoccupate di ricevere approvazione da parte degli altri. I problemi legati al gioco, quindi, sono la manifestazione di un disagio associato a depressione, disturbi dell’umore o di personalità, comportando spesso rischio di sviluppare condizioni mediche correlate allo stress come, per esempio, l’ipertensione, l’emicrania o l’ulcera.
Si può, quindi, definire il gioco un “problema”, quando esso coinvolge la persona ed il suo comportamento, compromettendone gravemente i legami affettivi, la sfera professionale e, ovviamente, quella economica personale e familiare. L’attenzione al gioco è costante, ossessiva e compulsiva, sopraggiunge una totale incapacità a fermarsi e smettere, nel tentativo di recuperare con una vincita risolutiva il quantitativo di denaro perso, in un circolo vizioso che sfugge al controllo nonostante gli esiti sempre più drammatici.

Se non affrontato in tempo, il problema con il gioco porta a disastri economici, problemi legali (a causa dei tentativi ripetuti di recuperare il denaro), lesioni della sfera familiare e professionale e, in casi estremi, finanche al suicidio. Tuttavia, molte persone che giocano sono, spesso, dei semplici appassionati: sono in grado di mantenere il controllo della situazione senza sperperare il proprio denaro ed in questi casi, quasi mai è necessario un intervento di tipo professionale.

In Italia il gioco d’azzardo è un fenomeno di grande rilevanza e in continua espansione, anche agevolato dall’uso di Internet (siti di gioco e pagamenti online), comportando un problema sociale di notevoli proporzioni.
Il perchè tutto questo non sia ancora una pratica regolarizzata e monitorata, e perchè lo Stato non se ne occupi in maniera adeguata, sono domande che esulano da questa sede e lasciano ad ognuno di noi il retrogusto amaro di sentirci…truffati.

Dott.ssa Federica La Pietra