BAMBINI E CRONACA IN TV: L’ANGOSCIA DI CHIEDERE, LA PAURA DI SPIEGARE

I drammatici eventi avvenuti nei giorni scorsi sono soltanto l’ultimo triste esempio di contenuti emotivamente forti e significativi a cui i bambini sono sottoposti guardando la tv, navigando in internet (se in età in cui cominciano a farlo) o semplicemente assistendo ai commenti degli adulti circa fatti di cronaca successi.

Le scene e le notizie di guerre, le storie tragiche dei migranti, i minimi accenni a stragi e/o uccisioni, le cronache di fatti di violenza all’interno delle famiglie costituiscono una grave e significativa concentrazione di stimoli ad alto impatto emotivo che possono produrre vissuti di sofferenza e di forte disorientamento nei bambini, particolarmente nei più piccoli che non hanno ancora acquisito le capacità per comprendere appieno ciò che avviene nel mondo e di discriminare con chiarezza ciò che è bene da ciò che è male.

Poiché potrebbe allora risultare impossibile, se non inutile addirittura, pensare che i bambini possano non entrare mai in contatto con questo tipo di notizie, è bene allora provare a far nascere delle riflessioni su come sarebbe utile comportarsi in queste circostanze, affinché la conoscenza di eventi dolorosi e/o particolarmente violenti non crei, nelle vite dei più piccoli, dei momenti di sconforto e di paura incontrollati e pervasivi.

Partendo dal presupposto che è certamente un pensiero errato e fuorviante ipotizzare che i bambini, vista la giovanissima età, possano non capire cosa vedono e sentono accadere nel mondo attorno a loro, è importante usare delle piccole accortezze all’interno del contesto familiare. Delle semplici regole possono rivelarsi utili per diminuire la probabilità che il bambino possa sentirsi schiacciato dal disorientamento o la paura, possa sentirsi sempre in pericolo o dall’altro lato possa sviluppare un certo senso di indifferenza a notizie di questo calibro, come se non fossero davvero fatti di un mondo reale ma invenzioni di un grande mondo virtuale fatto di finzione.

bambino e tv(Photo: perfectioconversationis.wordpress.com)

Proteggere il proprio figlio dal contatto con la paura e il dolore è ciò che ogni genitore prova a fare per tutelarne il benessere, ma evitare di affrontare certi temi può non essere il modo migliore per farlo nella misura in cui il bambino può comunque entrarne in contatto. Se il bambino percepisce, infatti, che c’è qualcosa di grave e di brutto, ma che non se ne deve parlare in modo esplicito, cercherà di darsi da solo delle risposte: produrrà delle proprie fantasie che possono risultare completamente infondate se non pericolose. I pensieri di pericolo saranno come qualcosa che rimane nello sfondo dell’esperienza del bambino, una cantilena che in modo incontrollato può riemergere divenendo sempre più intensa. Inoltre, se il genitore non gestisce direttamente le informazioni che il bambino acquisisce, non è in grado di fornire le necessarie spiegazioni e/o rassicurazioni, né controllarne le effettive reazioni che nel bambino stesso producono.

Creare allora un clima di condivisione emotiva in famiglia per cui il bambino possa esprimere i suoi pensieri su ciò che sente e accompagnarlo in un approccio critico su ciò che vede in tv, è alla base di una crescita buona ed equilibrata.

Nell’affrontare temi ad alto contenuto emotivo con dei bambini possiamo individuare subito degli elementi di base che possono avere un valore rassicurante per i più piccoli.

genitori figli e tv

(Photo:paulciano.org)

Innanzitutto occorre domandarsi che tipo di informazioni il bambino deve avere e in secondo luogo il modo con il quale tali informazioni devono essere date, ossia che parole utilizzare, in che momento e in quanto tempo fornirle, quale  disposizione emotiva l’adulto deve avere. Questi sono semplici elementi che possono costituire fattori protettivi.

Di fondamentale importanza è il TEMPO che viene dedicato al bambino, senza fretta e/o interruzioni, perché possa comprendere il senso dell’evento di cui si parla, perché possa conservare un vissuto di sicurezza e di prevedibilità delle cose, affinché non si strutturi in lui la percezione costante di un pericolo personale. Considerando la grande capacità dei bambini di immedesimarsi con sensibilità in ciò che può coinvolgere altri bambini, è importante allora mettere in luce e far emergere con forza ciò che di bello è successo pur nello scenario tragico di cui si parla, raccontare come i bambini sono stati protetti dal mondo degli adulti. Questo permetterà loro di poter ancora avvertire la totale fiducia che “i grandi” sanno occuparsi di lui e lo sanno proteggere.

E’ importante utilizzare PAROLE SEMPLICI ma precise, in relazione alle domande, all’età ed alle possibilità di comprensione del bambino. Giri di parole possono risultare fuorvianti, le notizie vanno spiegate in modo netto e comprensibile.

Occorrerà anche prevedere che possa esserci un altro momento in cui si affronterà lo stesso tema: spesso i bambini, soprattutto se molto piccoli, hanno bisogno di maggior tempo per elaborare le informazioni, all’inizio si “accontentano” di poche spiegazioni e successivamente chiedono loro stessi, spontaneamente, di tornare sull’argomento trattato. Non è necessario allora essere super precisi o dettagliati nel modo di comunicare al bambino, perché il suo processo di comprensione dei fatti si crea ed evolve all’interno della relazione condivisa con l’adulto di riferimento.

Successivamente, sarà importante “verificare” l’avvenuta comprensione da parte del bambino di ciò di cui si è parlato: questa fase risulta essere particolarmente rilevante perché consente di sapere come il bambino ha compreso ciò che gli è stato detto. Gli si potrebbe chiedere se ha bisogno di sapere qualche altra cosa, cosa lo ha colpito particolarmente, provare con lui a fare un piccolo riassunto semplificato. Prevedere anche un tempo in cui si possano raccogliere le reazioni, gli stati d’animo, i pensieri dei piccoli. Non sempre i bambini riescono ad esprimere in modo diretto ed esplicito il proprio vissuto e strumenti come i disegni o le drammatizzazioni sono i mezzi di comunicazione che utilizzeranno spontaneamente con più facilità.

Non ultimo occorre sempre rimanere sensibili e attenti ai bisogni impliciti ed espliciti che il bambino manifesta: è possibile che il bambino non voglia sapere ciò di cui si parla e ciò è un importante indicatore della sua capacità emotiva. In quel momento è il bambino che si sta “difendendo” decidendo in una qualche misura cosa è disposto o interessato a sapere e cosa no. Rispettare il suo senso del limite è fondamentale!

Possiamo dire che tutelare in modo assoluto il bambino dalla conoscenza di certi tipi di informazioni non è possibile, se non addirittura errato e pericoloso, ciò che invece è utile è aiutarlo in un processo di elaborazione e comprensione che sia consapevole ed adeguato alla sua età e ai suoi bisogni. E’ importante che accanto alla conoscenza di ciò che succede si crei nel bambino un terreno perché si possa strutturare una “base sicura”, perché possa conservare un’idea positiva delle persone e della vita, perché possa sviluppare un atteggiamento sereno verso ciò che succede attorno a lui. Ciò è possibile se accanto alla conoscenza di ciò che di brutto è successo il bambino sappia anche che sotto altri punti di vista qualcosa è andato bene, come ad esempio la protezione e il processo di soccorso.

Dott.ssa Francesca Menozzi