LE URLA DALL’ALTRA STANZA. COSA SUCCEDE QUANDO I BAMBINI ASSISTONO ALLA VIOLENZA DOMESTICA.

Violenza, abusi psicologici o fisici e litigi costanti all’interno di una coppia non hanno conseguenze negative solo su chi ne è una “vittima diretta”.

I genitori spesso sono i primi a trascurare gli effetti che la violenza domestica ha sui figli credendo che i bambini non patiscano quanto accade, “perché dormono o sono in un’altra stanza” durante gli scoppi d’ira, o perché sono tenuti fuori dagli episodi di violenza.
Tuttavia, poiché questi gesti coinvolgono figure affettivamente significative, come quelle dei genitori, il bambino non può sottrarsi dal percepirne gli effetti, che in genere sono, ovviamente, drammatici. I bambini, soprattutto i più pic­coli, vogliono ricevere e dare af­fetto a entrambi i genitori e sono estremamente leali nei confronti delle persone che amano. Per questo, davanti a un loro litigio possono reagire sviluppando ansia perché gli si pone davanti il dilemma: chi dei due ha ragione? È estrema­mente complicato per un bam­bino doversi “schierare”. Il turbamento che ne sca­turisce è ancora più penoso se in casa non ci sono altri adulti (nonni, fratelli mag­giori, zii) che possano dare conforto.

bambini_genitoriviolenti(Photo: loritatinelli.it)

A tutti i genitori può capitare di litigare davanti ai figli. Cosa accade, però, se i figli sono costretti ad assistere a scontri frequenti o molto violenti tra i genitori?

Assistere in casa a scene di violenza o conflittualità accesa, pure se non sperimentata direttamente sulla propria pelle, confonde il bambino e ha su di lui un impatto altamente doloroso e angosciante. Anche se, in alcuni casi, il bambino si mostra apparentemente distratto, registra però con precisione ogni piccola mossa nell’ambiente e comincia a farsi delle idee personali, attribuendo la colpa di quanto avviene all’uno o all’altro genitore ad a volte anche a se stesso. Se il conflitto e gli abusi sono costanti all’interno delle mura domestiche o si manifestano con un’intensità sempre crescente, con gesti di violenza o espressioni verbali particolarmente forti, lancio di oggetti o minacce esplicite, il bambino reagirà sviluppando insicurezze e disagi più o meno evidenti.

Dal punto di vista comportamentale potranno svilupparsi ad esempio modi di agire aggressivi, iperattività, autolesionismo, calo del rendimento scolastico; dal punto di vista emotivo si verificheranno perdita dell’autostima, sentimenti di melanconia e depressione, stati ansiosi, paure e fobie di vario tipo. E’ stato dimostrato, infatti, che il solo assistere alla violenza persistente fra genitori può generare nel bambino un disturbo post traumatico da stress.
Seppure non subisce in prima persona delle lesioni fisiche, in realtà l’essere esposto ad un clima emotivo terrorizzante spinge il bambino a “adultizzarsi”, sentendosi irragionevolmente responsabile di ciò che accade fra i genitori e in colpa per la propria impotenza.

violenza_domestica(Photo: fblife.it)

Il suo giudizio non sarà però obiettivo: infatti prima dei dieci anni il bambino non possiede una struttura di pensiero elaborata al punto da poter concepire che dietro una parola forte o un insulto, più che il significato intrinseco, si nasconde una emozione. Egli tende a valutare solamente la realtà percepibile, oggettiva, in quanto il suo pensiero non è ancora pronto a mettere in relazione avvenimenti e situazioni con una “logica astratta”, né a formulare ipotesi e conclusioni in merito. Per questo sarà più orientato a difendere sempre il genitore che appare più sofferente e a vedere nell’altro il carnefice, il responsabile degli eventi negativi che accadono in famiglia.

I bambini possono diventare i protettori della vittima, avere continui pensieri su come prevenire la violenza, mettere in atto comportamenti volti a calmare il maltrattante mettendo in atto varie strategie ed essere particolarmente attenti a cogliere ogni sfumatura negli sguardi, nelle espressioni verbali, nei comportamenti dei familiari. Possono dire bugie per compiacere i familiari, ma anche imparare a dare ragione all’uno o all’altro genitore a seconda delle circostanze, o in base al fatto di stare in quel momento con l’uno piuttosto che con l’altro.

Anche i bambini molto piccoli esposti al maltrattamento domestico cronico soffrono perché sono incapaci di provare fiducia, dato che non possono contare sui loro genitori per la protezione e la cura: la sicurezza verso la relazione è danneggiata, l’alimentazione ed il ciclo sonno/veglia sono disturbati, persino le abilità linguistiche vengono gravemente compromesse.
Bambini che hanno vissuto in situazioni di maltrattamento domestico cronico possono in adolescenza sviluppare sintomi depressivi importanti, che possono portare nei casi più estremi anche al suicidio.
In più, i bambini che si identificano con un padre violento imparano che la violenza contro le donne è un modo di comportarsi giusto, virile e accettabile; le bambine vittime di violenza assistita imparano che l’uso della violenza è normale nelle relazioni affettive e che l’espressione di pensieri, sentimenti, emozioni, opinioni è pericolosa in quanto può scatenare altra violenza.

bambini_genitoriresposabili(Photo: pianetamamma.it)

Cosa fare?
Non bisogna pensare che siccome i bambini sono piccoli, capiscano meno o siano sempre spensierati. Tutt’altro! Se c’è stata una lite o uno scontro in famiglia, è bene provare ad avere un piccolo confronto con i figli per spiegare loro quanto sta accadendo. Parlare può essere d’aiuto per entrambi: facilita i bambini a ridimensionare la situazione e i genitori a vedere il mondo attraverso un punto di vista diverso.
La violenza assistita (fisica, verbale, psicologica o sessuale), costituisce infatti un trauma non sempre immediatamente comprensibile per il bambino e del quale può rimanere scarsa consapevolezza anche in età adulta, con forti conseguenze negative sulla personalità e sul comportamento dell’individuo.

Dott.ssa Liliana La Placa