QUELLO CHE LE DONNE (NON) DICONO – #NOLIVIDISOLOCOLORE

 Sembrerà strano o “paradossale”, ma la violenza non è solo botte e percosse.

“…mi urlava contro, ma non mi ha toccata con un dito.”

Tante donne che subiscono violenza, infatti, non sanno nemmeno definirla come tale. In particolare, la violenza psicologica è difficile da riconoscere, anche se causa forti disagi e sofferenze, e viene spesso minimizzata e sottovalutata. Proviamo, allora, a descrivere qui la violenza, nelle sue forme e ai diversi livelli in cui può essere agita.

 

violenzadonne(Photo: pacipaciana.org)

 La violenza fisica, impossibile da non riconoscere, è caratterizzata da un impulso aggressivo diretto verso l’altro.

“…si arrabbia e mi molla due schiaffi se parlo. Così. L’ultima volta mi ha spostato la mandibola.”

Si parla di violenza sessuale, invece, quando attraverso minacce, ricatti o uso della forza, si costringe il partner – contro la sua volontà – a sottomettersi all’atto sessuale.

“…tornava tardi la sera. Io facevo finta di dormire, per evitare di infastidirlo. Lui si infilava nel letto e mi prendeva con forza. Se dicevo di no mi tappava la bocca..una volta ho anche rischiato di soffocare perchè urlavo e piangevo e lui mi premeva un cuscino in faccia. Non gli importava niente, voleva solo sfogarsi su di me, ed io non avevo la forza di sottrarmi. Mi teneva i polsi ed io non potevo fare più nulla.”

La violenza psicologica riguarda meccanisimi più “sottili”. Si tratta di continue vessazioni, insulti, minacce, offese, critiche, ridicolizzazioni e denigrazioni. Atteggiamenti di svalutazione dell’altro, del suo modo di essere, di pensare, di comportarsi, con l’obiettivo di minare profondamente l’autostima della partner. Dimostrarle di essere priva di valore, accusandola di essere pazza, criticarla per come si veste o per il suo aspetto fisico, in uno percorso lento che la porterà ad essere totalmente insicura di sé e delle proprie capacità. In questo modo potrà essere completamente controllata. E quindi sottomessa.

“… mi ripeteva che ero cretina, stupida, che non ero buona a nulla. Che non ero una buona moglie perchè non avevo le sue stesse idee, che non lo rispettavo perchè pensavo con la mia testa. Mi ha fatto talmente tanto il lavaggio del cervello che arrivai persino a chiedergli scusa, ad implorare il suo perdono. Anche se aveva sbagliato lui.”

“…quando entrava a casa si scatenava l’inferno. Era tutto tranquillo, le bambine erano serene. La grande studiava e la piccola giocava. Abbiamo sentito aprire la porta, e mi sono ricordata che avevo lasciato i loro zaini di scuola davanti all’ingresso. Sapevo che non avrebbe sopportato il disordine. Così fu. Era stato tutto il giorno fuori, neanche mi ha salutata. È entrato a casa ed ha cominciato ad urlare come un forsennato. Le bambine erano impaurite ed io ho cercato di sistemare subito la situazione per non farla degenerare. Lo faccio per loro. Ogni giorno.”

violenza_psicologica (Photo:giovannacosenza.wordpress.com)

Come può una donna che subisce violenza e maltrattamenti domestici dal proprio compagno, rimanere per tanto tempo – a volte tutta la vita – in questa situazione? Per AMORE?
NO.
Chi subisce violenza, di qualunque tipo, si percepisce debole, inferiore ed incapace. Sente di essere mancante di qualcosa ed è pervaso da un continuo e costante senso di colpa e di inadeguatezza. Quando le critiche sono legate alla sessualità, in più, generano un fortissimo senso di vergogna che impedisce alla persona di chiedere un aiuto esterno.

Avendo un’immagine di sé così distorta, sono donne che riescono a sottoporsi ad umiliazioni e sofferenze angoscianti, e aumentano la propria tolleranza alle angherie che subiscono all’aumentare della violenza del partner. Sentendosi continuamente umiliate, esse stesse cominceranno a disprezzarsi ed a non sentirsi degne di essere amate e rispettate. In casi estremi, gli esiti possono essere persino letali: la ripetitività di queste azioni provoca un processo psicologico distruttivo in chi le subisce, che può persino sfociare in un suicidio.

Le storie delle donne che subiscono violenza sono caratterizzate da mariti/compagni gelosi e possessivi, sospettosi e dubitanti. Anche andare a far la spesa diventa un problema perchè qualcuno può avvicinarsi per strada, o “chissà chi devi incontrare vestita in questo modo”, e così tutto ciò si traduce in un comportamento controllante che conduce ad un progressivo isolamento. A poco a poco, le verrà proibito di incontrare gli amici (se non quelli scelti e attentamente selezionati da lui), di lavorare, di mantenere dei rapporti con la famiglia d’origine. Tutto questo per renderla completamente dipendente da lui e dal suo controllo, un oggetto da possedere in maniera esclusiva.

La violenza psicologica, essendo difficile da riconoscere, viene negata dall’aggressore e, essendo per lo più agita in ambito domestico, spesso non ci sono testimoni. Non ci sono dati oggettivi che provano ciò che la vittima subisce continuamente, con la conseguenza di portare essa stessa a dubitare dell’orribile realtà a cui è quotidianamente sottoposta.

violenzapsicologica(Photo: umbriajournal.com)

..e allora che si può fare?
Affinchè le vittime della violenza possano non rassegnarsi, trovare la forza ed il coraggio per denunciare e chiedere aiuto, è necessario informarle che non tutto è perduto. Esistono, infatti, strumenti di tutela offerti dalla legge e associazioni in grado di rispondere alle esigenze di chi si trova in queste situazioni di terrore, in cui ci si percepisce in trappola, senza via d’uscita. È necessario sensibilizzare le persone al problema della violenza sulle donne, imparare a riconoscere quando si presenta ed a non sottovalutarlo o giustificarlo.

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Legittimare il rispetto per sé e per gli altri, la dignità e la libertà di ognuno.
Non c’è possibilità di aiuto, infatti, se non è la vittima stessa ad essere consapevole di ciò che vive, se non è la vittima stessa a ritrovare l’amor proprio per darsi un’altra possibilità.
Una vita migliore.

 

Dott.ssa Federica La Pietra