LA STAMPELLA “PSICHICA”: LO PSICOFARMACO

Tutti conoscono l’utilità che i farmaci hanno nella cura delle malattie organiche: quando stiamo male, sappiamo che gli antibiotici, gli antinfluenzali o gli antidolorifici sono utili per alleviare i sintomi dolorosi o per combattere altre malattie. Non tutti sanno, però, che anche gli psicofarmaci sono, a volte, necessari per alleviare i sintomi di disagio psichico.

Andiamo per ordine.
Gli psicofarmaci (o farmaci psicotropi) sono farmaci che agiscono su specifiche sostanze chimiche (neurotrasmettitori) presenti nel nostro cervello, in grado influenzare i meccanismi neuropsicologici e le strutture del nostro Sistema nervoso Centrale. La loro complessa azione permette di modificare positivamente sia la frequenza che l’intensità di stati d’ansia, agitazione, panico, depressione, impulsività, alterazioni dell’umore, ed a regolarizzare ritmi e livelli psicobiologici di sonno, stanchezza, astenia (debolezza e privazione di forza).
In questo modo, si rivelano utili per alleviare e/o controllare i sintomi psicopatologici che possono creare sofferenza e disturbare il naturale andamento della quotidianità.. Non possono, quindi, modificare la personalità o il carattere di una persona in alcun modo.
La loro azione chimica, allora, porta dei benefici a livello sintomatico, ma non agisce su altri aspetti del disagio psichico come i ricordi, le relazioni con gli altri e le dinamiche emotive: ecco perché, non sempre l’intervento di tipo psicofarmacologico è risolutivo, ma è necessario affiancare ad esso un supporto di tipo psicologico affinché la cura sia efficace.

psicofarmaci(Photo: depurarsi.com)

Psicofarmaci…sì?
Esistono condizioni in cui l’utilizzo degli psicofarmaci è strettamente consigliato (pensiamo ad una persona che soffre di una grave insonnia, o la cui ansia non permette di uscire da casa), ed altre in cui questi possono non ritenersi necessari, ovvero quando il disagio psicologico non è così marcato e il percorso psicoterapico è sufficiente per affrontare la sofferenza. L’obiettivo dell’uso dello psicofarmaco è quello di ristabilire un equilibrio ripristinando le condizioni psichiche presenti prima dell’insorgere della malattia, consentendo alla persona di ritornare ad “essere com’era”.
I disturbi mentali sono delle patologie con diversa gravità, sintomatologia, decorso e prognosi: sottovalutarli equivarrebbe ad avere un’infezione e non sottoporsi ad una terapia antibiotica, mettendo a serio rischio la propria salute. Per questo motivo, la terapia psicofarmacologica deve essere assolutamente prescritta e seguita attentamente da un medico specialista, lo psichiatra.

Psicofarmaci…no?
Molte persone si spaventano nel momento in cui si prefigura la possibilità di intraprendere una cura di tipo psicofarmacologico o, persino, la rifiutano completamente. Questo accade perché i pregiudizi più comuni si basano sulla considerazione del disturbo mentale come un “momento transitorio” di sofferenza da superare con la propria forza di volontà, oppure insorge la paura di divenirne completamente dipendenti e non poterne fare più a meno. Non è così.

Oggi, le attuali conoscenze scientifiche e le evidenze cliniche sostengono l’importanza e l’efficacia di integrare, in molte patologie, l’uso di psicofarmaci alla psicoterapia: imparare a pensare allo psicofarmaco come una “stampella” da utilizzare per rendere efficace il trattamento, è il modo meno spaventoso di approcciarsi con fiducia al trattamento.

Dott.ssa Federica La Pietra