L’IPOCONDRIA: QUANDO IL DISAGIO NON E’ SOLO “IMMAGINARIO”

Marcel Proust parlando dell’ipocondria diceva: “È quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi: l’idea di essere malati”.
Convinte di essere gravemente ammalate, ad ogni accenno di malessere o al minimo sintomo sospetto, le persone ipocondriache consultano diversi medici, sottoponendosi a svariati esami e visite specialistiche, senza però sentirsi mai del tutto rassicurate. La preoccupazione per la propria salute, infatti, va via solo temporaneamente, fino alla “crisi” successiva.
Se i problemi di salute per gli ipocondriaci sono immaginari, l’apprensione, l’angoscia ed a volte il panico innescati dalla convinzione di avere un “male incurabile” sono invece del tutto reali. Chi ne soffre si convince, infatti, di avere una malattia grave che comporta addirittura il rischio di morire.

Ipocondria(Photo: mondobenessereblog.com)

L’ipocondria può essere associata ad altre problematiche di natura psicologica, come ad esempio il disturbo da panico o subentrare a causa di una depressione. In altri casi, invece, è una patologia autonoma che si manifesta come una forma di ossessione.
È una patologia subdola poiché può presentarsi anche in forma lieve; si manifesta generalmente in persone dal temperamento ansioso e con un atteggiamento apprensivo, o che presentano nella storia familiare altri casi di ipocondria: se ci sono altri parenti ipocondriaci è più facile, infatti, che ci si lasci “contagiare”. Spesso l’ipocondriaco è una persona insicura, estremamente scrupolosa e perfezionista.
Questa patologia può essere legata al timore della morte e alla paura di invecchiare, tende ad aumentare con l’età, colpisce indifferentemente uomini e donne, ma sembra che a soffrirne in misura maggiore siano generalmente le donne e gli uomini al di sotto dei 35 anni.

Sintomi dell’ipocondria possono essere i dolori, le palpitazioni, i crampi, le mialgie (dolori muscolari), i formicolii o un ritardo del ciclo mestruale, presenti come episodi isolati o sotto forma di disagi costanti, che l’ipocondriaco interpreta prontamente come i segnali di una malattia potenzialmente letale. Inoltre, la paura di essere malati può portare la persona a sviluppare determinate reazioni fisiche come sensazioni di soffocamento, vertigini o aumento del battito cardiaco, sfociando nei casi più estremi in una crisi acuta di ansia o in un vero e proprio attacco di panico.

ipocondria_alife(Photo: ilsole24ore.com)

Sono ipocondriaco?

….se l’attenzione nei confronti della propria salute diventa ossessiva, al punto che si passano ore al computer a documentarsi su tutte le malattie di cui ci si crede affetti, consultando forum e cercando fotografie, video e contenuti non professionali diffusi in rete nella spasmodica ricerca di una diagnosi e di una terapia (cybercondria)…

…se il parere dello specialista e le cure prescritte dal medico non soddisfano o sembrano incompleti…

…se una semplice emicrania fa pensare subito a un tumore al cervello..

In tutti questi casi, non ci sono dubbi: si tratta di ipocondria.

Se vi siete riconosciuti in questa descrizione o avete riconosciuto uno dei vostri cari, il primo passo per potere uscire fuori da questo “circolo vizioso” è quello capire o aiutare la persona a comprendere che dietro questi sintomi fisici  si nasconde, in realtà, un problema emotivo profondo.
Poiché l’ipocondriaco non può essere rassicurato, centrato com’è sulla sua presunta “malattia”, l’ipocondria è difficile da affrontare e da gestire anche per le persone che gli stanno accanto. Può essere utile provare ad essere comprensivi, senza mostrare eccessiva sollecitudine, al fine di incoraggiare la persona a prendere atto e ad occuparsi delle proprie difficoltà emotive, piuttosto che dei suoi disagi fisici.
Un percorso di psicoterapia risulta la soluzione più indicata per curare un’ipocondria radicatasi nel tempo, poiché aiuta la persona a individuare l’origine e il significato di questi timori, favorendo la gestione dell’ansia e dell’emotività ed evitando che queste vengano somatizzate e riversate sul corpo.
Anche le tecniche di rilassamento corporeo e di meditazione, come ad esempio il training autogeno, possono inoltre rappresentare, unite alla psicoterapia, un utile sostegno per gestire lo stress che ha a che fare con le malattie, limitando le cosiddette “ruminazioni ossessive”, facilitando la persona a concentrarsi sulle proprie sensazioni senza temerle ed a controllare meglio i propri pensieri.

Dott.ssa Liliana La Placa