LO PSICOLOGO A SCUOLA…SCOPRIAMO MEGLIO QUESTA FIGURA!

M (7 anni, Sindrome dello spettro autistico): << Ho una buona e una cattiva notizia, quale vuoi oggi per prima?>>

Dott.: << Prima quella cattiva >>

 M: << Va bene. Quella cattiva è che la maestra ha detto di svolgere l’esercizio di pag.113 >>

 Io: << E quella buona? >>

M: << Quella buona è che siamo ancora vivi. >>

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Questo breve frammento è tratto da un dialogo fra un bambino e il suo “operatore specializzato” durante una normale mattina dell’anno scolastico.

Queste le riflessioni dello stesso ’”operatore specializzato” che ha preso parte a questo dialogo e che lavora giornalmente con il bambino:

<< Per me l’essenza di questo lavoro è sapere che anche noi adulti abbiamo da apprendere da loro. Un bambino con disabilità non è la disabilità stessa. Ma la sua disabilità fa parte della sua identità, con i deficit ma anche con tante risorse. Nostro compito è valorizzarle e guidarlo in un percorso verso l’autonomia e il miglioramento della propria percezione di Sè. >> (Valentina Seghini, Psicologa)

L’operatore specializzato è una figura professionale definita “Assistente all’autonomia e alla comunicazione”, nell’organigramma scolastico, che si occupa di accompagnare durante l’anno il percorso di inserimento dell’alunno con handicap all’interno dell’universo scuola.

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Il tema dell’integrazione dell’alunno con disabilità è un tema complesso ma fondamentale, con cui negli ultimi anni ci si confronta sempre più spesso.

Prendersi cura in modo globale e sotto varie sfumature del benessere psico-sociale del bambino e/o del ragazzino portatore di disabilità è infatti segno di sviluppo della società civile e di avanzamento del livello di welfare statale, per cui non si può pensare in termini di massificazione (“tutti siamo uguali”) o al contrario di individualizzazione estrema (“ognuno deve da solo occuparsi di sé”), senza tener conto dell’unicità dei bisogni personali e specifici di ogni alunno che devono essere soddisfatti per il raggiungimento del suo proprio e unico livello di apprendimento e di sviluppo.

Quando si parla di presa in carico globale si fa riferimento, allora, alla necessità che nell’universo scolastico oltre all’insegnante, definita figura “curriculare”, esistano altre figure specialistiche che possono occuparsi in modo diverso ma sinergico del raggiungimento degli obiettivi didattici ed educativi di tutti gli alunni.

Le figure di cui parliamo sono quindi l’insegnante di sostegno, l’assistente igienico-sanitario (che garantisce quella che viene definita “l’assistenza di base”) e l’assistente all’autonomia e alla comunicazione. 

smsfranchini.it
(Photo: smsfranchini.it)

Con la legge 104/1992 gli Enti Locali (i Comuni per la scuola primaria e secondaria di I grado e le Province per la scuola secondaria di II grado) sono obbligati a fornire questo tipo di assistenza specialistica per tutti gli alunni che ne hanno un bisogno certificato.

Vediamo allora quali sono le funzioni di questa figura.

All’assistente per l’autonomia e la comunicazione competono compiti specifici, che lo differenziano dall’insegnante di sostegno, con cui deve però lavorare in sinergia, secondo gli obiettivi definiti nel Piano Educativo Individualizzato (documento stilato ogni anno leggendo i bisogni e le necessità dei singoli alunni portatori di handicap).

E’ un operatore – generalmente psicologo, educatore o pedagogista – che ha il compito principale di facilitare l’interazione e la comunicazione dell’alunno disabile con tutte le persone – compagni e insegnanti – che interagiscono con lui all’interno dell’universo scolastico, contribuisce a stimolare ed agevolare lo sviluppo delle sue abilità nelle diverse dimensioni dell’autonomia di base e sociale, favorisce lo sviluppo di un clima di classe in cui possano realizzarsi pienamente le relazioni tra l’alunno e i suoi pari e prende parte alla fase di programmazione didattico-educativa insieme alle altre insegnanti del gruppo classe.

Potremmo definirla una figura “cerniera” fra una dimensione didattica tout court e una dimensione più sociale e relazionale. Il lavoro infatti si fonda sulla cura della sfera affettivo-relazionale del bambino disabile sostenendolo nelle sue spontanee risorse e nelle sue timide, ma autentiche, spinte all’interazione con il resto dei compagni. Progettare interventi che si realizzano con la partecipazione dell’intera classe offre la possibilità al bambino di “allenarsi” allo stare con l’Altro, a scoprire le sue ed altrui emozioni, a spingersi ad osare dialoghi con i compagni che gli regaleranno anche una sensazione di realizzazione personale e di valore di sé.

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(Photo: caccavello.net)

E’ un lavoro importante quello dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione, che si realizza su una dimensione fondante della vita dell’uomo, la relazione, e che, proprio perché legato all’incontro tra “un io e un tu”, consente sia all’alunno che all’operatore un arricchimento reciproco e nutriente.

Dott.ssa Francesca Menozzi