COSA NE PENSA DI ME IL MIO TERAPEUTA?

Per tutta la vita cerchiamo di stabilire la giusta distanza con gli altri, di “accontentarli” ed essere noi contenti, godere della loro presenza e gestire bene il nostro essere autonomi. Viviamo tutta la nostra vita confrontandoci con gli altri, cercando la loro approvazione, temendo il loro giudizio.
I nostri pensieri, il più delle volte, attraversano una sorta di filtro prima di venire espressi, si fa ricorso alla diplomazia e alla gentilezza per poter dire anche le cose che possono far male. Impariamo sin da bambini che esiste un modo “giusto” ed un modo “sbagliato” di comportarci, che nelle relazioni spesso – anche con fatica – cerchiamo di essere esenti da errori “sociali”.
Questo modo di fare e di essere, ovviamente, può lasciare le sue impronte anche nella relazione terapeutica, nelle fasi iniziali e non solo.

“Le racconto cosa mi è successo..che vergogna…chissà cosa penserà di me adesso..”
“Lei penserà che sono cattiva, ma non potevo evitare di dire tutto questo..”
“Non oso chiederle cosa pensa di me dopo che le ho raccontato questo fatto…”
La paura del giudizio altrui si traspone, allora, in maniera massiccia nell’incontro con il terapeuta. I pazienti a volte si spaventano nel raccontare ciò che hanno provato, fatto, vissuto. Temono che il loro terapeuta possa “pensar male” di loro.

giudizio_altrui(Photo: i-formazione.com)

Ricordiamoci che, nella relazione terapeutica, anche il professionista entra in gioco come persona, come essere umano. Le emozioni che prova durante la seduta, suscitate dall’incontro con il paziente, sono strumenti di lavoro, e vengono lette sulla base forti teorie in cui esso è competente, che guidano e orientano la conoscenza reciproca e la lettura di ciò che sta accadendo. Entrambi sono, quindi, coinvolti nella relazione terapeutica.
L’autenticità e la trasparenza della relazione stessa, infatti, sono essenziali per prendersi cura dell’Altro.
“Lo so che penserà che sono uno stupido..”
“Il fatto è, dottoressa, che dopo questo fatto lei smetterà di volermi bene..”
Ciò che però risulta nuovo in questo incontro, è la creazione di esperienze, percorsi e possibilità che appaiono come novità nella vita del paziente: egli, infatti, sperimenterà la visione di punti di vista mai considerati, consapevolezze che gli daranno l’opportunità di aprirsi verso configurazioni e immagini di sé e delle propria identità sempre nuove.

Ma come succede tutto questo?
Ciò che pensiamo di noi, il modo in cui ci autorappresentiamo, “il nostro sé”, si è formato attraverso l’intreccio di relazioni vissute durante l’arco della nostra vita. Relazioni connotate da rispetto e fiducia danno la possibilità di approcciarci all’Altro con un senso di sicurezza di base, mentre chi è stato ferito, abbandonato, rifiutato non sentirà di poter vivere delle relazioni nutrienti.
Dalle nostre relazioni passate, quindi, si forma il senso di stima/disistima che abbiamo verso noi stessi, ed anche il modo con cui ci muoviamo nell’incontro con l’Altro.
Il terapeuta è qualcuno che non va via, che mantiene il legame, che accoglie, ascolta, comprende, dà fiducia e costruisce con l’Altro una relazione significativa, in cui ci si sente sostenuti e liberi di muoversi. Se ci è chiaro che lo psicoterapeuta è “colui che non se ne va”, non avremo bisogno di essere sempre buoni e belli, ma sentiremo di poterci arrabbiare, annoiare, allontanarci ed avvicinarci, e lui sarà sempre lì con noi, pronto a lavorare su tutto ciò che avviene.

sostegno_psicologico(Photo: stateofmind.it)

La cura si dispiega allora come l’affidarsi a questa relazione, permette di ottenere una sorta di “risarcimento”, una compensazione di ciò che non si è mai avuto o ciò che è stato sottratto, che ha creato sofferenza e disagio.
Il lavoro che fanno insieme paziente e terapeuta è quello di cercare e condividere uno spazio ed un tempo che sia ottimale per entrambi, finché il paziente deciderà – insieme al terapeuta – di avventurarsi da solo per il mondo, fronteggiando gli eventi della vita in modo sano e funzionale, senza paura di essere giudicati, senza nascondersi, senza vergogna, con l’orgoglio di essere come si è!

Dott.ssa Federica La Pietra