CHI SONO IO? IDENTITA’..QUESTA (S)CONOSCIUTA!

Per Amleto, l’interrogativo esistenziale veniva scandito dalla celebre battuta “essere, o non essere?”, era questo il dilemma per cui era difficile trovare una risposta.
Al giorno d’oggi pare invece che la domanda, il dubbio che in alcuni momenti della nostra vita può assillarci dando vita a una forte angoscia, sia: “chi sono io?”.
Chi siamo? Cosa vogliamo? Cosa ci distingue e ci differenzia da chi ci circonda?
Quando iniziamo ad interrogarci su questi aspetti non stiamo facendo altro che riflettere sulla nostra identità.
Definire in termini univoci cosa sia l’identità e quali siano i percorsi della sua evoluzione non è certo semplice. Possiamo dire che l’identità di una persona è innanzitutto la sua unicità, la sua “riconoscibilità”, l’insieme delle sue specifiche caratteristiche psicologiche, fisiche e culturali.

La personalità di ciascun individuo si contraddistingue, quindi, come un insieme di predisposizioni caratteriali, attitudinali e relazionali, ma è definita anche dal modo particolare di ragionare, di affrontare i problemi, di comunicare con gli altri, dai gusti e dalle preferenze di fondo, dalle inclinazioni sessuali e da altri innumerevoli fattori. È infatti l’espressione specifica del rapporto tra quegli aspetti personali che ci rendono inconfondibili agli occhi degli altri, dandoci quel senso di definizione, appartenenza e continuità nel tempo che ci permette di dire ogni giorno: “questo sono io”, mi riconosco come lo stesso di sempre anche di fronte a trasformazioni e cambiamenti rilevanti o improvvisi.
Alcuni aspetti dell’identità personale risultano, di norma, abbastanza chiari, come ad esempio la nazionalità, il ceto sociale o il sesso di una persona; altri invece possono esserlo meno, come le caratteristiche psicologiche che solitamente sono quelle che ci impensieriscono di più perché non sempre abbiamo un’idea esatta di come siamo o appariamo, ma….

…come si sviluppa l’identità personale?

identità(Photo: altervista.org)

L’identità si struttura nell’arco della nostra esistenza e può andare incontro, nel tempo, a diverse trasformazioni. Lo sviluppo della “coscienza di sé” è infatti un processo molto complesso e articolato, che attraversa diverse fasi nella vita di un individuo e integra varie dimensioni. Il processo di costruzione comincia alla nascita, si svolge in prevalenza nel rapporto con gli altri e non si ferma al raggiungimento dell’età adulta, ma continua per tutta la vita. Per tutta la vita aggiungiamo, modifichiamo o eliminiamo qualità, tratti, interessi, capacità.
Molte delle cose che facciamo quotidianamente vanno a consolidare o indebolire il nostro senso di identità. Un senso di identità personale stabile e sufficientemente definito, in cui cioè l’individuo è abbastanza consapevole delle proprie caratteristiche, consente di percepirsi e riconoscersi in modo costante nel tempo. Questo aspetto è di sostanziale importanza dal momento che ogni essere umano si trova ad affrontare nel corso della vita situazioni esterne imprevedibili e in continua trasformazione. Cambiamenti improvvisi o bruschi nella vita di una persona, indipendentemente se positivi come un matrimonio, la nascita di un figlio, una vincita ad una lotteria, o negativi come un lutto, una separazione o la perdita del lavoro, possono modificare profondamente l’immagine che una persona ha di sé e causare una “crisi di identità”. Si vivrà un senso di disagio e disorientamento fino a che la persona non si sarà ambientata nella nuova situazione di vita e nella sua nuova identità.

Il senso di identità, inoltre, è strettamente legato alle nostre appartenenze, ai luoghi della nostra quotidianità in cui abbiamo la sensazione di avere un ruolo preciso: la nostra casa con i nostri familiari, la scuola con i nostri insegnanti e i nostri compagni, il lavoro con i colleghi e i nostri superiori, i nostri passatempi, il nostro quartiere, la nostra città. Se improvvisamente ci trovassimo, senza averlo deciso, in un ambiente diverso, con persone sconosciute, lontani dagli affetti personali e dalle nostre cose, senza potere mantenere il nostro ruolo e le nostre abitudini, avvertiremmo una forte oscillazione nel nostro senso di identità, con un senso di vuoto, confusione e incertezza rispetto a chi siamo. È quello che succede per esempio agli immigrati o a chi si trova improvvisamente sradicato dalle proprie abitudini.

crisi_identità(Photo: rivoluzione-liberale.it)

Non sempre, però, l’identità si struttura in modo adeguato. Un senso di identità fragile può scaturire dalle ripetute esperienze di disagio o dai traumi che hanno contraddistinto la storia dell’individuo, oppure da esperienze recenti e dolorose, che possono contribuire a far nascere un senso di identità negativa, come ad esempio la fine di una relazione affettiva, o la perdita improvvisa del posto di lavoro. La stabilità dell’immagine positiva o negativa che abbiamo di noi stessi, è un bisogno umano allo stesso modo in cui lo sono il bisogno di sopravvivenza o di riproduzione. Dobbiamo costantemente avere la sensazione di essere qualcuno. La forza del nostro senso di identità è anche connessa al numero di esperienze che abbiamo maturato e alla consapevolezza che abbiamo di queste.

Il mantenimento dell’identità personale è senz’altro di importanza vitale: un individuo che sente instabile la sua identità personale non è più in grado di funzionare in modo adeguato e perde il senso del rapporto con la realtà. Un senso di identità stabile è quindi una delle condizioni essenziali oltre che necessarie per potere vivere la propria vita in maniera soddisfacente e serena.

Dott.ssa Liliana La Placa