L’AVVOCATO PRIMA DELLA CRISI

È comune convinzione che l’avvocato sia una figura professionale a cui ricorrere solo quando non se ne possa fare a meno: un po’ come andare dal medico, andare dall’avvocato servirebbe, dunque, a certificare che qualcosa non va.

Per quanto sia un atteggiamento comprensibile, il mito dell’avvocato che serve solo a tutelare gli interessi nel momento in cui c’è già un conflitto in corso, andrebbe sfatato, rispolverando il famoso motto secondo cui “prevenire è meglio che curare”.

avvocato

Ci sono, infatti, dei casi in cui conoscere i propri diritti e avere una visione chiara della situazione, potrebbe evitare inutili liti, facendo risparmiare alle parti tanto tempo e, spesso, anche tanto denaro.

A questo servono i cosiddetti “pareri pro veritate”, con cui un legale spiega al cliente la situazione esatta in cui si trova e le possibili soluzioni del conflitto prima che si finisca in tribunale, in modo che il cliente possa sapere esattamente cosa aspettarsi dalla decisione del giudice e cercare, se lo desidera, un accordo stragiudiziale con la propria controparte. Altre volte, consultare un legale in un momento in cui non ci sono ancora conflitti in atto, permette di evitare che ne sorgano in futuro: capita spesso che quando, ad esempio, si acquista o si ristruttura una casa, le parti del contratto non dicano tutto quello che ci sarebbe da sapere per predisporre correttamente le condizioni di vendita o di appalto. In casi come questi, consultare un avvocato prima di firmare il contratto, può essere un ottimo modo per mettersi al riparo da cause future.

L’esempio potrebbe estendersi a molte altre tipologie di contratto e, addirittura, alla scelta tra regime di separazione o di comunione dei beni al momento del matrimonio.

Il consiglio è, dunque, quello di pensare all’avvocato prima di tutto come a un esperto che possa dare buoni consigli e, solo in seconda battuta, al professionista che assiste in giudizio.

Avv. Federica D’Alessandro